Counterpart: 2×08 In From The Cold

Un titolo che richiama un romanzo di John Le Carré è un perfetto biglietto da visita per questo terz’ultimo episodio di Counterpartche fa del gioco delle spie una sorta di sfondo a un approfondimento focalizzato su tutti i personaggi principali.

Nell’universo Prime, il ferimento di Howard ha come conseguenza una parziale rivelazione ad Anna della vera natura del lavoro dei suoi genitori. Un confronto chiarificante tra la donna e la madre, infatti, porta Emily Prime a rivelare il proprio ruolo di spia alla figlia ma fa anche da apripista a nuovi spunti e rivelazioni, con un perfetto sviluppo parallelo rispetto alle controparti presenti nell’universo Alfa. Se fa sorridere, per realismo e ironia, la reazione di Anna alla notizia di non essere mai stata pazza nel credere che i suoi genitori fossero speciali, colpisce il legame istintivo della ragazza con l’uomo che crede essere suo padre e la rivelazione di una memoria non condivisa con la madre, ma con la sua controparte in incognito.

Il contrasto tra le due versioni di Emily è sempre più centrale nell’intera vicenda, così come le loro dinamiche coi mariti incrociati, se così possiamo definirli. L’episodio, da questo punto di vista, gioca in maniera impeccabile con parallelismi e confronti. Che il rapporto tra Emily Prime e Howard Alfa fosse senza dubbio migliore rispetto a quello col legittimo ex-marito si sapeva da tempo, ma che Emily Alfa stesse iniziando a preferire la nuova (finta) versione del suo Howard è giunta non solo come una novità, ma anche come ulteriore elemento destabilizzante. D’altronde, questa versione di Emily è per definizione l’incognita maggiore in gioco: come una novella Henry del vecchio film con Harrison Ford, la donna rifiuta un passato che non riconosce più come proprio e un’identità che non è più la sua; ciò che Howard Prime scambia per fragilità e debolezza è in realtà un percorso di ricostruzione di una donna che ha affrontato l’inferno e che se ne sta sganciando: la sua reazione alla violenta rivelazione della vera identità di Prime ne è la dimostrazione ed è anche per lo spettatore una piacevole punizione per quel fastidioso sorriso soddisfatto dell’uomo di poche ore prima.

Il confronto col passato e con la propria identità è sicuramente la tematica più importante dell’episodio se non dell’intera stagione. Le due Emily sono costrette ad affrontare lo spettro di ciò che sono state e di quel che sono stati i loro rapporti interpersonali: è Alfa a fare, lungo il suo percorso, l’analisi più obiettiva, riconoscendo una necessità di fuggire dalla propria realtà in entrambe le sue versioni; se, infatti, per la sua controparte la fuga fu rappresentata dalla dipendenza dagli stupefacenti, per lei è stata il cercare un rapporto con Anna sostituendosi alla vera madre. Più si avanza nella storia e più è evidente quanto la tentazione di rivivere la propria vita in una sorta di enorme What If? sia enorme per chiunque e porti quasi sempre a conseguenze destabilizzanti: senza citare l’ovvia situazione di Yanek da cui è scaturito tutto, lo stesso comportamento di Howard Prime, quello già evidenziato tra le due Emily e, non scordiamocelo, quello di Baldwin, la prima a essere stata mostrata sotto quest’ottica già nella prima stagione, puntano tutti nella stessa direzione, andando a sottolineare quanto una tentazione del genere sia troppo forte per la maggior parte delle persone.

Non è un caso, quindi, che proprio in questo episodio torni la controparte di Nadia, usata col contagocce nella stagione, e che sia messa di fronte a un bivio più che simbolico: la scelta di proseguire lungo la strada della sua vita canonica oppure di abbracciare il suo passato, cercare di tornare a quando lei e Nadia erano la stessa persona e da lì trovare nuove vie. Una decisione non banale per una donna che non ha mai conosciuto altro che la violenza e che quando ha cercato di costruirsi un posto nel nuovo mondo ha fallito miseramente. Eppure stavolta la scelta è diversa: difficile a dirsi se – da qui il simbolismo del violino – ciò sia dovuto al suddetto ritorno al passato o a un semplice moto di lealtà e scrupolo verso Howard Prime, ma il risultato non cambia; per la prima volta Baldwin ha rinnegato sul serio la killer che è sempre stata.

Molto più difficile è il percorso di Clare. La consapevolezza delle menzogne subite, il dolore di essere stata tradita dall’unica figura genitoriale mai avuta non sono comunque immediatamente sufficienti ad accettare una realtà troppo grande e dolorosa da poter essere affrontata interamente.

Il confronto con Peter è perfetto, sotto questo punto di vista, perché il dolore della donna è un riflesso di quello provato dal marito alla scoperta della sua vera identità. Per la prima volta i due parlano a cuore aperto e si scoprono più uniti e con più punti in comune di quanto potessero immaginare. Fantastica l’interpretazione di Harry Lloyd, che ha finalmente la possibilità di tratteggiare Quayle non solo per gli aspetti negativi che abbiamo ben imparato a conoscere, ma anche per il sentimento reale che prova per sua  moglie e sua figlia: l’unico che, una volta ascoltato, ha iniziato a fargli fare scelte più coraggiose.

Cosa farò ora? Tutto ciò che ho sempre saputo è quello che mi hanno insegnato loro. E ora non esiste più. Che senso ha qualunque cosa?

Ma i riflettori delle scene vanno senza dubbio a Nazanin Boniadi, il cui personaggio è cresciuto costantemente dalla prima apparizione della scorsa stagione e che raggiunge qui un apice di complessità che lo rende tridimensionale ed emozionante. Clare è una donna manipolata fin da bambina, che ha imparato a credere in una verità forgiata appositamente perché diventasse la sua, che si è aggrappata agli insegnamenti come unico strumenti per dare un senso alla propria vita. Il dover affrontare la realtà la porta a mettere in discussione qualunque cosa, inclusa l’incapacità di una bambina di resistere a tali manipolazioni: l’impatto emotivo è struggente, merito anche della capacità dell’attrice di infondere le proprie esperienze personali con una setta all’interno della sua interpretazione.

Il suo inizio di redenzione alla fine dell’episodio, scaturito nel mettersi nelle mani di Naya, è solo un ultimo gesto simbolico a coronare un percorso ben tratteggiato che ha creato un nuovo status quo per la donna, per Peter e per i due intesi come coppia, arricchendo i personaggi e rendendo il loro rapporto più forte e più credibile.

Come la stessa preview del prossimo episodio va a sottolineare, il finale di stagione (e, per quanto ne sappiamo, di serie) è ormai a sole due puntate di distanza e tutto ormai è in movimento. Per un Howard Prime ormai statico e radicato nella sua essenza abbiamo un Alfa che sembra aver abbracciato il messaggio di Yanek e abbia ormai il solo desiderio di pareggiare i conti col suo passato e col suo presente. Il piano di Mira è piuttosto chiaro, a conferma dei nostri sospetti passati, e non sappiamo se l’intervento di Clare e Peter riuscirà a sventarlo. Di certo siamo ansiosi di avere, prima della fine, un confronto tra le due Emily e i due Howard, ma non è detto che i nostri desideri possano essere soddisfatti.

Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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