86. L’eco delle parole

Sembra ci fossero tempi in cui una stretta di mano valeva quanto e più di un contratto.

Quando due uomini d’onore, se data la parola, non l’avrebbero mai rimangiata.

Sembra, perché ovviamente, come tutte le leggende tramandate, bisognerebbe capire quanto di vero ci sia.

Evidentemente ho sbagliato epoca.

Oppure ho sbagliato leggenda.

Perché, per quanto mi riguarda, se io prendo un impegno, a meno di reali impossibilità, faccio tutto il possibile per mantenerlo: io voglio che la mia parola abbia un valore e che chi parla di me possa dire “quella è una persona di cui ci si può fidare”.

Peccato che poi davanti a me ci sia il mondo.

Clienti che provano a fregarti se non metti anche il minimo dettaglio per iscritto e, poi, ad aggirare quel che c’è scritto.

Collaboratori che ricordano solo la parte che fa comodo loro di un accordo fatto tempo prima.

Progetti dati per certi che poi si tirano per le lunghe fino a dissolversi.

Gente che deve pagare a una data scadenza e poi, ops, si scorda/si è bloccato il sito della banca/è caduto il cellulare nel cesso e chi più ne ha più ne metta.

Promesse che vengono dimenticate o scavalcate.

“Certamente sì” che si trasformano in “probabilmente no”.

Si parla a vanvera fregandosene di chi si ha di fronte.

Di nuovo le parole vengono svuotate delle intenzioni, trasformate in meri contenitori in cui si può sentire solo l’eco di ciò che erano.

Ecco perché, poi, quando io mi trovo a mantenere ciò che ho detto, trovo spesso davanti a me stupore e meraviglia.

La norma è diventata l’eccezione.

Il giusto è diventato qualcosa per cui ringraziare.

I doveri morali sono diventati atti eccezionali.

E tutto perché la parola data non vale più niente.

La carta firmata non vale più niente.

La fiducia non vale più niente.

La coerenza non vale più niente.

In sostanza ciò in cui credo non vale più niente.

Meglio essere quelli furbi che quelli di cui ci si può fidare.

Quelli che se possono tirano l’acqua al proprio mulino che quelli che agiscono per correttezza.

Tanto prima o poi mi fregherai tu, quindi perché non fregarti prima io?

Bene così.

Giocate pure.

Io vado a sedermi lì in fondo a leggere un libro.

Se avete bisogno non chiamate.

Vi dò la mia parola che non ci sarò.

E io la mia parola la mantengo.

Sempre.

Aries

Finché potrò continuerò ad osservare. Finché osserverò continuerò ad imparare. Finché imparerò continuerò a crescere. Finché crescerò continuerò a vivere.

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