A posteriori

Stamattina sono stato a un funerale. La madre di un’amica, andatasene pacificamente dopo anni di sofferenza.
Ma non è questo il punto, non oggi almeno.
C’erano molte persone di cui parecchie – da quello che ho potuto capire – a rendere omaggio a una persona di cui avevano un bel ricordo ma con la quale non avevano contatti da anni.
La mia amica, parlando, ha detto che tutte quelle dimostrazioni di affetto dimostravano a sua madre quanto fosse stata amata e quanto il modo in cui aveva vissuto avesse lasciato il segno.
E io non posso fare a meno di chiedermi per l’ennesima volta perché dobbiamo aspettare questo momento?
Perché si deve attendere che qualcuno non ci sia più per rendere omaggio a ciò che significa o ha significato per noi?
Perché dobbiamo lasciare che il dolore sia il motore dei nostri sentimenti e non i sentimenti stessi?
Sia chiaro, da persona che ha perso entrambi i genitori e ha vissuto troppi lutti troppo presto so benissimo quanto l’affetto di chi resta sia fondamentale e possa aiutare, possa dare un calore di cui c’è innegabile bisogno, ma io non posso e non riesco ad accettare che chi scompare debba essere ricordato e celebrato a posteriori quando troppe volte ci teniamo quei maledetti “ti voglio bene”, quelle maledette parole di stima per chissà quali maledetti motivi.
Se io morissi oggi ci sarebbero tante persone che starebbero male, a cui mancherei?
Penso e voglio credere di sì.
Ma quante di queste oggi o nell’ultimo mese o nell’ultimo anno sono nella mia vita?
Quante di queste si ricordano di dirmi ciò che provano per me e – perché io sto parlando di me, ma vale per ogni persona – ad altri e altre a cui tengono?
Quante saprebbero per tempo che non ci sono più, perché sono sufficientemente presenti per accorgersene o essere avvisate?
Quante, in nome di scrupoli, decisioni, intralci, sa’l cazzo, pensano che tanto ci sarà tempo fino a scoprire che il tempo è finito?
Ho fatto il mio esempio perché, ovviamente, per la vita che ho vissuto, per le mie esperienze e per ciò che vivo non posso non essere pesantemente triggerato da tutto questo, ma ribadisco alla nausea che è una cosa che riguarda tutti e tutte: questo scrupolo nel dimostrare affetto, questo permettere alle barriere e ai recinti o anche solo agli scrupoli di esistere e limitarci e ciò che poi ci fa arrivare a giorni come questi pensando che avremmo voluto dire o fare di più.
Basta.
Per favore, basta.
Prendete quel cellulare.
Andate a quella porta.
Scrivete quel messaggio, quella lettera, quella cartolina.
Date quell’abbraccio.
Date il vostro cuore oggi.
Non domani, per dire addio.
