{"id":8516,"date":"2018-03-30T10:43:00","date_gmt":"2018-03-30T08:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ariesblog.it\/?p=8516"},"modified":"2021-04-23T20:29:50","modified_gmt":"2021-04-23T18:29:50","slug":"philip-k-dicks-electric-dreams-tutti-noi-siamo-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/oldmanaries.it\/index.php\/2018\/03\/30\/philip-k-dicks-electric-dreams-tutti-noi-siamo-altri\/","title":{"rendered":"Philip K. Dick&#8217;s Electric Dreams: tutti noi siamo altri"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo adattamenti cinematografici pi\u00f9 o meno riusciti (di cui <em>Blade Runner <\/em>rappresenta un discorso molto a parte), sembra che le opere di&nbsp;<strong>Philip K. Dick <\/strong>stiano trovando la propria sede definitiva al di fuori della carta stampata nei prodotti seriali. Dopo il buon adattamento di&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.serialfreaks.it\/serie\/the-man-in-the-high-castle\/\">The Man In The High Castle&nbsp;<\/a>&nbsp;e grazie alla rinnovata attenzione verso le serie antologiche,&nbsp;<em>Channel 4&nbsp;<\/em>e&nbsp;<em>Amazon&nbsp;<\/em>hanno deciso di sfruttare lo sterminato materiale originale dell&#8217;autore per cavalcare e creare&nbsp;<strong><em>Philip K. Dick&#8217;s<\/em>&nbsp;<em>Electric Dreams<\/em><\/strong>;dato l&#8217;enorme successo di una serie come&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.serialfreaks.it\/serie\/black-mirror\/\">Black Mirror&nbsp;<\/a>&nbsp;stupisce che l&#8217;idea non sia nata prima: i racconti di Dick, cos\u00ec come i suoi romanzi, sono spesso caratterizzati da una capacit\u00e0 di mettere in discussione status quo, progresso, dinamiche sociali fino ai veri e propri concetti di realt\u00e0 e umanit\u00e0 tali da essere sostanzialmente una fonte inesauribile di materiale per una serie antologica e distopica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rilascio della serie \u00e8 stato piuttosto atipico: dopo la messa in onda dei primi sei episodi da <em>Channel 4<\/em> nell&#8217;autunno 2017, l&#8217;intera stagione \u00e8 stata rilasciata a gennaio su Amazon Prime Video e, infine, i restanti quattro sono stati proposti da <em>Channel 4<\/em> tra febbraio e marzo, senza contare che&nbsp;<strong>la numerazione degli episodi \u00e8 diversa,<\/strong>&nbsp;il che non \u00e8 di per s\u00e9 un problema data la natura antologica del prodotto, ma pu\u00f2 generare situazioni curiose quando si parla della seria con gli amici e si cita il numero di un episodio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ed01-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33118\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Quello che colpisce del prodotto, nel suo complesso, \u00e8 l&#8217;elevata qualit\u00e0 in tutti i reparti: <strong>gli sceneggiatori sono riusciti a prendere i racconti originali, estrapolarne i punti salienti e riscriverli per un pubblico moderno,<\/strong> facendo spesso leva su nuove paure e, tristemente, sulla realt\u00e0 attuale. Non sempre si \u00e8 mantenuta pedissequamente la fedelt\u00e0 ai racconti originali, cosa che avrebbe rischiato di portare a risultati ben pi\u00f9 mediocri a causa della differenza di media e di epoche: si \u00e8 saggiamente optato invece per un&#8217;ispirazione seguita da un distacco o un adattamento pi\u00f9 o meno netti a seconda dei casi. Il cast, ovviamente sempre diverso, sfoggia nomi del calibro di <strong>Bryan Cranston<\/strong>,&nbsp;<strong>Anna Paquin<\/strong>,&nbsp;<strong>Richard Madden&nbsp;<\/strong>e&nbsp;<strong>Steve Bushemi&nbsp;<\/strong>e la regia \u00e8 sempre perfettamente tarata per lo specifico episodio, dando l&#8217;impressione di vedere un prodotto diverso a ogni visione ed evitando, cos\u00ec, il rischio di un fastidioso disallineamento tra la storia narrata e la sua resa visiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Il confronto con <em>Black Mirror<\/em>, per quanto spontaneo, \u00e8 anche parzialmente fuorviante, soprattutto nella narrazione: <strong>dove la serie di Netflix ha fatto come propria la volont\u00e0 di &#8211; il pi\u00f9 delle volte &#8211; prendere a pugni nello stomaco lo spettatore,&nbsp;<em>Electric Dreams<\/em> punta a inquietarlo in modo pi\u00f9 sottile e subdolo<\/strong>; ci sono episodi pi\u00f9 vicini alla fantascienza classica dove la reazione \u00e8 pi\u00f9 un rumore di fondo, ma nella maggior parte dei casi l&#8217;inquietudine nasce spontanea e non sorge da ci\u00f2 che viene mostrato, bens\u00ec da ci\u00f2 che viene&nbsp;trasmesso, una differenza sottile che permette alla serie ispirata a Dick di costruirsi una propria nicchia adeguata, a met\u00e0 strada tra la modernit\u00e0 cruda di <em>Black Mirror<\/em> e la fantasia a volte un po&#8217; ingenua ma spesso spaventosa di <em>The Twilight Zone<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ed05.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33116\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 normale e prevedibile che un&#8217;antologica come questa presenti episodi pi\u00f9 o meno nelle corde di uno spettatore rispetto a un altro<\/strong> e, opinione personale di chi scrive, i risultati migliori si hanno nel momento in cui si sfruttano appieno le tematiche pi\u00f9 care a Dick sulla definizione di realt\u00e0, societ\u00e0 e individuo: difficile, per\u00f2, che pur trovando episodi pi\u00f9 deboli o meno interessanti si finisca per annoiarsi o non aver voglia di vederne un altro.<\/p>\n\n\n\n<p>A seguire cercheremo di fornire una breve panoramica dei dieci episodi, cos\u00ec da focalizzarne gli elementi di nota e, magari, indirizzare lo spettatore su quelli a lui pi\u00f9 affini: si tenga conto che seguiremo, a tal scopo, l&#8217;ordine di messa in onda di&nbsp;<em>Channel 4&nbsp;<\/em>che su pi\u00f9 siti viene considerato come ufficiale. Resta inteso che, essendo i titoli uguali anche su Amazon Prime, gli episodi saranno adeguatamente riconoscibili. E se la curiosit\u00e0 di leggere i racconti originali diventasse impellente, Fanucci ne ha recentemente proposto una nuova edizione, il cui link trovate alla fine dell&#8217;articolo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">The Hood Maker<\/h3>\n\n\n\n<p>Come gi\u00e0 detto <a href=\"https:\/\/www.serialfreaks.it\/electric-dreams\/1x01-the-hood-maker\/\">nell&#8217;articolo<\/a> dedicato,&nbsp;<em>The Hood Maker<\/em> \u00e8 principalmente un poliziesco con note fantascientifiche, in cui uno dei ruoli principali \u00e8 affidato a&nbsp;<strong>Richard Madden<\/strong> (<a href=\"https:\/\/www.serialfreaks.it\/serie\/game-of-thrones\/\">Game of Thrones<\/a>). Il fatto che sia stato il primo a essere trasmesso su <em>Channel 4<\/em> \u00e8, a nostro parere, piuttosto significativo: <strong>non si tratta sicuramente dell&#8217;episodio pi\u00f9 incisivo della stagione, ma lasciandosi avvolgere dalle trame arrivano allo spettatore gli ingredienti di quelli che saranno alcuni dei temi fondamentali<\/strong>. La distinzione tra un&nbsp;<em>noi<\/em> e un&nbsp;<em>loro<\/em> definiti secondo i casi e le necessit\u00e0, l&#8217;oppressione pi\u00f9 o meno evidente di un gruppo di persone, ma anche la natura della fiducia e della consapevolezza. In un periodo, poi, in cui il concetto di privacy \u00e8 quanto mai attuale, il focus al riguardo ottenuto grazie all&#8217;utilizzo dei telepati&nbsp;<em>Teeps<\/em> non pu\u00f2 non far porre domande alle quali si fa fatica a rispondere. Se ci \u00e8 possibile empatizzare per un gruppo di individui oggettivamente ghettizzati e sfruttati a causa dei loro poteri, quegli stessi poteri pongono questioni e inquietudini che ci rendono comprensibile, sebbene non accettabile, l&#8217;astio degli umani&nbsp;<em>normali<\/em>. E, in tutto questo, rimane in sospeso una domanda: <strong>quando ci si pu\u00f2 davvero fidare di qualcuno?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ispirato a &#8220;The Hood Maker&#8221;\/&#8221;Il fabbricante di cappucci&#8221; del 1955<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Impossibile Planet<\/h3>\n\n\n\n<p>Se dovessimo identificare l&#8217;episodio pi\u00f9 debole o, magari, meno interessante della stagione, probabilmente indicheremmo&nbsp;<em>Impossible Planet<\/em>, per motivi assolutamente discutibili. Pur fregiandosi, infatti, della splendida interpretazione della grande&nbsp;<strong>Geraldine Chaplin<\/strong>, la vicenda \u00e8 per buona parte dello svolgimento focalizzata su una truffa ai danni dell&#8217;anziana protagonista e sul suo desiderio di vedere prima di morire il pianeta Terra, nonostante questo sia andato distrutto e se ne siano perse le tracce. Come sempre, in Dick, <strong>la trama superficiale diventa una scusa per uno sguardo&nbsp;<em>oltre<\/em> e, in questo caso, l&#8217;<em>oltre<\/em> \u00e8 rappresentato dalla natura dell&#8217;amore e della fede<\/strong>, della contrapposizione tra la cieca fedelt\u00e0 a un sogno e la realt\u00e0 che cerca di strapparci ogni possibilit\u00e0 di speranza. Un intento importante, quindi, che per\u00f2 risulta troppo marginale e &#8211; forse &#8211; forzato per arrivare completamente a segno. Non brutto, ovviamente, ma non ci \u00e8 sembrato all&#8217;altezza degli altri pur essendo, ironicamente, uno dei pi\u00f9 fedeli al materiale originale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ispirato a &#8220;Impossible Planet&#8221;\/&#8221;Il pianeta impossibile&#8221; del 1953<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">The Commuter<\/h3>\n\n\n\n<p>Sognare qualcosa significa desiderarla? Pensare a quanto la nostra vita sarebbe pi\u00f9 facile se non fossero avvenuti certi eventi equivale a ritenere quella vita pi\u00f9 desiderabile della nostra? Ci fermiamo mai a pensare a cosa, di ci\u00f2 che siamo, perderemmo se perdessimo certi nostri dolori passati o presenti? Se, ad esempio, il non dover vivere col dramma di un figlio problematico volesse dire non provare mai l&#8217;amore e la felicit\u00e0 nati con quel figlio, ne varrebbe la pena?<strong>&nbsp;\u00c8 possibile avere la felicit\u00e0 e la gioia senza i dolori che prima o poi ci raggiungono? E, se una certa serenit\u00e0 \u00e8 raggiungibile, \u00e8 anche preferibile?<\/strong><br \/><em>The Commuter&nbsp;<\/em>non ci d\u00e0 risposte, ma queste sono alcune delle domande che ci pone e star\u00e0 a noi provare a trovare la nostra risposta.&nbsp;<strong>Ed Jacobson,&nbsp;<\/strong>col volto dell&#8217;incredibile&nbsp;<strong>Timothy Spall<\/strong>, e la nostra amata&nbsp;<strong>Tuppence Middleton<\/strong> hanno le loro, differenti eppure giuste per entrambi.<br \/>Forse l&#8217;episodio pi\u00f9 intimista, di certo quello che ha, e necessitava, meno effetti speciali.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ispirato a &#8220;The Commuter&#8221;\/&#8221;Il Pendolare&#8221; del 1953<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Crazy Diamond<\/h3>\n\n\n\n<p>Un mondo in scadenza, quello di&nbsp;<em>Crazy Diamond<\/em>. Coste che vengono velocemente erose, prodotti alimentari che deperiscono e marciscono nel giro di poche ore, androidi la cui vita ha una durata limitata (ricorda nulla?), ibridi chimerici creati in laboratorio e trasformati in servitori trattati pi\u00f9 o meno decentemente. E, in tutto questo, <strong>esseri umani tanto incasellati nelle proprie vite da sopravvivere sognando di vivere<\/strong>. Un episodio dall&#8217;ambientazione e dalla visivit\u00e0 surreali, quasi Coheniane, con uno <strong>Steve Buscemi<\/strong> perfettamente calato nel ruolo di uomo di mezza et\u00e0 tentato da una&nbsp;<em>Jill<\/em>, un&#8217;androide col desiderio di vivere di pi\u00f9 e la volont\u00e0 di ottenere ci\u00f2 che desidera a tutti i costi. <strong>Ma sognare e realizzare sono cose diverse<\/strong> e si finisce per scoprire il piacere nelle piccole cose, come il prossimo respiro o un 33 giri integro.<br \/>Il clima noir si mischia all&#8217;inquietudine dell&#8217;inesorabilit\u00e0 della fine e all&#8217;estraniamento che pu\u00f2 nascere dal vedere incroci tra umani e suini. <strong>Sicuramente l&#8217;episodio pi\u00f9 atipico,<\/strong> se questo aggettivo pu\u00f2 applicarsi a questa serie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ispirato in modo estremamente vago a &#8220;Sales Pitch&#8221; \/ &#8220;Vendete e Moltiplicatevi&#8221; del 1954.<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ed08.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33119\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Real Life<\/h3>\n\n\n\n<p>Uno degli argomenti pi\u00f9 amati e approfonditi da Dick. Cos&#8217;\u00e8 la vita reale? Cos&#8217;\u00e8 la finzione? E se esistesse un dispositivo in grado di farci vivere una vita diversa al punto da farcela sembrare&nbsp;<em>giusta<\/em> quale sarebbe la realt\u00e0?<strong> \u00c8 pi\u00f9 reale una vita cos\u00ec perfetta da sembrare immeritata o una cos\u00ec dolorosa da sembrare una punizione per una grave colpa?<\/strong><br \/><strong>Anna Paquin e Terence Howard&nbsp;<\/strong>sono letteralmente due facce della stessa persona. Una reale, l&#8217;altra no. O la verit\u00e0 \u00e8 ancora un&#8217;altra?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ispirato a &#8220;Exhibit Piece&#8221; \/&nbsp; &#8220;Un pezzo da museo&#8221; del 1954<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Human Is<\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Bryan Cranston<\/strong> porta in vita un doppio personaggio &#8211; sfruttando l&#8217;esperienza pluriennale di <em>Breaking Bad &#8211;&nbsp;<\/em>in uno degli episodi pi\u00f9 fedeli al rispettivo racconto originale. Di nuovo domande fondamentali: <strong>cosa ci rende umani? Il DNA? L&#8217;aspetto esteriore? La capacit\u00e0 di empatia?<\/strong> Ognuno di noi ha una risposta diversa e, di sicuro, in un racconto di fantascienza quasi classica non arriver\u00e0 in forma lineare o immediata, eppure&nbsp;<strong>Vera (Essie Davis)<\/strong>, moglie abusata dal personaggio di Cranston, un&#8217;idea piuttosto precisa se la fa, e noi non possiamo certo darle torto. Da segnalare anche la presenza del grande&nbsp;<strong>Liam Cunningham&nbsp;<\/strong>nel cast dell&#8217;episodio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ispirato a &#8220;Human Is&#8221; \/ &#8220;Umano \u00e8&#8221; del 1955<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ed02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33120\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">The Father Thing<\/h3>\n\n\n\n<p>Vedere questo episodio non pu\u00f2 non far tornare alla mente classici come &#8220;<em>L&#8217;invasione degli ultracorpi<\/em>&#8220;, col clich\u00e9 della storia di sostituzione progressiva della razza umana da parte di alieni pi\u00f9 o meno ostili. <strong>Se in&nbsp;<em>Human Is<\/em> tale sostituzione diventava il punto su cui porsi domande sulla propria umanit\u00e0, qui abbiamo uno svolgimento molto pi\u00f9 classico<\/strong> attualizzato ai nostri giorni, con tanto di hashtag e uso della rete per organizzare una resistenza. Eppure, pur nella sua apparente semplicit\u00e0,&nbsp;<em>The Father Thing<\/em> ci apre un altro spiraglio: quello della<strong> sensazione di straniamento che pu\u00f2 provare un figlio nel momento in cui scopre che i propri genitori non sono ci\u00f2 che sembrano<\/strong>, nelle loro imperfezioni e fallibilit\u00e0. La non certo velata metafora del&nbsp;<em>padre sostituito da qualcos&#8217;altro<\/em> \u00e8 fornita in piena luce, eppure ha dell&#8217;ironia: &#8220;altro&#8221;, in questo caso, \u00e8 il genitore che improvvisamente \u00e8 disposto a rimanere, in un ribaltamento di ruoli minimo ma di certo ironico.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ispirato a &#8220;The Father Thing&#8221; \/ &#8220;La cosa-padre&#8221; del 1954<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Autofac<\/h3>\n\n\n\n<p>In un futuro pi\u00f9 o meno lontano, due attivit\u00e0 umane hanno raggiunto l&#8217;apice:<strong> la guerra e la capacit\u00e0 di produrre beni di consumo<\/strong>. Quando la prima delle due porta allo sterminio di buona parte della razza umana, la seconda non si arresta, <strong>dimostrando quanto inutili siano diventati i creatori stessi<\/strong>: fabbriche totalmente automatizzate continuano a produrre incessantemente per una popolazione che, ormai, non esiste praticamente pi\u00f9. E, per aggiungere il danno alla beffa, la continua produzione finisce per inquinare e rendere tossico l&#8217;ambiente per i pochi superstiti che cercano di sopravvivere in ci\u00f2 che \u00e8 rimasto. Una <em>semplice<\/em> denuncia contro la guerra e il consumismo, quindi? L&#8217;unica domanda dell&#8217;episodio riguarda cosa lasciamo dietro di noi una volta che saremo spariti? Forse, ma sappiamo che Dick (come i suoi degni successori) preferisce pi\u00f9 strati di lettura e anche qui le sorprese non mancano, ma sarebbe impossibile da parte nostra aggiungere altro senza rovinare la visione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ispirato a &#8220;Autofac&#8221; del 1955<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/ed03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33121\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Safe and Sound<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p><strong>Uno dei motivi per cui preferiamo l&#8217;ordine di messa in onda di Channel 4 \u00e8 che gli ultimi due episodi sono quelli che finiscono per dare allo spettatore il pugno nello stomaco pi\u00f9 violento<\/strong> e inaspettato a causa della loro estrema attualit\u00e0 e applicabilit\u00e0 al mondo che conosciamo. <em>Safe and Sound&nbsp;<\/em>\u00e8 un esempio da manuale di come la convinzione possa superare i fatti, di come sia sufficiente ripetere che c&#8217;\u00e8 un pericolo per alimentare non solo il timore dello stesso, ma la convinzione che ci siano le prove della sua esistenza. Poco importa che queste prove siano loro stesse manipolate ad arte per autoalimentarsi, perch\u00e9 nel momento in cui si accetta indiscriminatamente il messaggio che per essere sicuri bisogna rinunciare alla proprio privacy il gioco \u00e8 fatto e nessuno, mai pi\u00f9, potr\u00e0 essere davvero sicuro. <strong>Una narrazione efficace e terribile che, appoggiandosi sul comune senso di estraniazione di un&#8217;adolescente outsider, ci racconta qualcosa di ancora pi\u00f9 grave e importante<\/strong>. Probabile vi risuonino in mente le parole&nbsp;<em>Cambridge Analytica,&nbsp;<\/em>guardando questo episodio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ispirato a &#8220;Foster, you&#8217;re dead!&#8221; \/ &#8220;Foster, sei morto!&#8221; del 1955<\/em><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">K. A. O.<\/h3>\n\n\n\n<p><em><strong>Kill All Others<\/strong>.&nbsp;<\/em>In una finta democrazia futuristica dove alle elezioni si presenta e pu\u00f2 essere eletto un solo candidato, in una mega nazione che comprende Canada, Stati Uniti e Messico, uno dei messaggi trasmessi dal candidato nello stupore del protagonista \u00e8 questo: Kill All Others. Uccidete tutti gli altri. Ma chi sono gli altri? Perch\u00e9 bisognerebbe uccidere gli altri? <strong>Nessuno si fa questa domanda, tranne una persona che, proprio per questo motivo, diventa un&nbsp;<\/strong><em><strong>altro<\/strong>.&nbsp;<\/em>La fobia del diverso portata all&#8217;estremo, senza pi\u00f9 necessit\u00e0 di finte etichette applicate a seconda delle necessit\u00e0. <strong>Perch\u00e9 dover sforzarsi a decidere se odiare una razza, un genere, una sessualit\u00e0, una religione, quando basta definire qualcuno come&nbsp;<em>altro<\/em> per poterlo legittimamente sterminare<\/strong>? Perch\u00e9 indirizzare un astio definito, quando \u00e8 sufficiente scatenare l&#8217;odio verso chiunque si ponga&nbsp;<em>domande?<\/em>&nbsp;<em>Kill All Others<\/em> \u00e8 il colpo basso finale della stagione, il vedere su schermo qualcosa che ci circonda tutti i giorni privato della maschera che chiunque facilmente indossa per giustificare il proprio odio.<strong> Uccidete tutti gli altri, ma ricordate che prima o poi sarete gli altri di qualcuno.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p>&#8211; Quello che vorrei sapere \u00e8 chi sono gli altri<br \/>&#8211; Se sei un Altro, secondo me sai di esserlo. Loro sanno chi sono.<br \/>&#8211; Dai, ragazzi, importa davvero? Stiamo davvero parlando di uccidere gente?<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><em>Ispirato a &#8220;The Hanging Stranger&#8221; \/ &#8220;L&#8217;impiccato&#8221; del 1953<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo adattamenti cinematografici pi\u00f9 o meno riusciti (di cui Blade Runner rappresenta un discorso molto a parte), sembra che le opere di&nbsp;Philip K. 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