{"id":7782,"date":"2020-08-21T22:48:13","date_gmt":"2020-08-21T20:48:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ariesblog.it\/?p=7782"},"modified":"2020-08-21T22:48:15","modified_gmt":"2020-08-21T20:48:15","slug":"come-what-may","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/oldmanaries.it\/index.php\/2020\/08\/21\/come-what-may\/","title":{"rendered":"Come what may"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/IMG_3267-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7785\" srcset=\"https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/IMG_3267-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/IMG_3267-300x225.jpg 300w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/IMG_3267-768x576.jpg 768w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/IMG_3267-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/IMG_3267-2048x1536.jpg 2048w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/IMG_3267-150x113.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>&#8230; e si conclude con tre musicisti sul lungolago a ricordarmi che la musica ci sar\u00e0 sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, inizio dalla fine perch\u00e9 a volte serve anche stravolgere le sequenze e il finale conta tanto quanto lo svolgimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ieri sera ho trascorso ore a pensare a dove sarei potuto andare oggi. L&#8217;idea era di farmi un giorno al lago, in qualche posto attrezzato, per rilassarmi, leggere (che in casa ancora non riesco granch\u00e9), farmi un tuffo. Ma l&#8217;impresa si \u00e8 dimostrata complessa. Luoghi pieni. Luoghi che non si sa se sono aperti. Luoghi in cui per prenotare dovresti fare un doppio carpiato con avvitamento. E, in cima, la sensazione che nulla fosse davvero qualcosa che mi avrebbe dato soddisfazione, quell&#8217;impressione che mi scordo sempre di dover ascoltare subito perch\u00e9 significa che sto guardando nella direzione sbagliata.<\/p>\n\n\n\n<p>E infatti.<\/p>\n\n\n\n<p>A un certo punto ho ricordato che mi ero ripromesso di andare al cimitero da mio padre, cosa che non facevo da quasi un anno: a quel punto sarei partito da l\u00ec e poi avrei deciso sul momento cosa fare. S\u00ec, era la decisione giusta, era ci\u00f2 che dovevo fare.<\/p>\n\n\n\n<p>La spinta, l&#8217;ho capito dopo, non era solo legata all&#8217;andare al cimitero: non \u00e8 una cosa che faccio spesso, n\u00e9 da mio padre, n\u00e9 da mia madre che \u00e8 invece qui vicino, perch\u00e9 sono fermamente convinto che chi abbiamo perso sia sempre con noi, ovunque siamo. Andare \u00e8 un momento di riflessione, di raccoglimento, ma non un rendere visita nel senso comune del termine.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure dovevo andare. E, dicevo, ho compreso il motivo della spinta mentre guidavo.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi mi conosce da tanto (e sono sempre meno, devo dire con una certa amarezza) sa che non ho mai rifiutato il cambiamento. Anzi, spesso l&#8217;ho cercato, l&#8217;ho accolto. Gli dei sanno quante volte ho cambiato pelle nella mia vita. Ma pi\u00f9 si va avanti pi\u00f9 i cambi pelle si fanno difficili perch\u00e9 quella vecchia \u00e8 pi\u00f9 coriacea, pi\u00f9 dolorosa da staccare, lascia pi\u00f9 ferite quando viene via. E quelle ferite, quel qualcosa che compare all&#8217;aria ma non \u00e8 ancora definito, cerca una propria identit\u00e0, qualcosa in cui riconoscersi. Il primo modo per farlo \u00e8 guardare indietro. Alle pelli precedenti, a ci\u00f2 che non si \u00e8 pi\u00f9, per capire quanto di quello \u00e8 ancora in noi.<\/p>\n\n\n\n<p>O almeno credo.<\/p>\n\n\n\n<p>Era iniziato l&#8217;altro giorno, mettendo in ordine lo studio, trovando foto vecchie se non antiche, ed eccolo proseguire oggi con questa spinta, che ha deciso di metterci il carico e farmi girare anche solo in auto tutti i luoghi che appartenevano alla mia infanzia e adolescenza laggi\u00f9, dove mio padre \u00e8 seppellito.<\/p>\n\n\n\n<p>Non andavo da tanto che ho sbagliato un paio di volte uscita, ma a mia discolpa quella strada \u00e8 cambiata rispetto al mio passato pi\u00f9 vecchio. E infatti quando mi sono ritrovato su certe strade il primo effetto \u00e8 stato quello di muovermi in automatico: non \u00e8 ovviamente memoria muscolare, ma comunque qualcosa di tanto inciso in me che non aveva bisogno ci pensassi. Non avrei saputo spiegare in dettaglio la strada, ma conoscevo istintivamente ogni angolo, ogni curva, tanto da avere avuto la netta sensazione di percepire un odore che sentivo sempre entrando nel bar dove andavo a giocare a flipper e ai videogiochi. Non ricordavo neanche che ci fosse un odore specifico, ma passandoci davanti il mio rettile se ne \u00e8 ricordato per me.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma prima di andare in quei luoghi ho fatto una deviazione. In trent&#8217;anni, prima con mio padre e mia madre e poi da solo, ho sempre attraversato il ponte sopra il Ticino vedendo la gente a riva e non mi sono mai tolto la curiosit\u00e0 di vedere come fosse. Oggi s\u00ec. Perch\u00e9 oggi volevo fare anche un&#8217;altra cosa: ricordarmi che non \u00e8 detto che ci\u00f2 che non \u00e8 mai stato non possa mai essere. L&#8217;ho fatto semplicemente perch\u00e9 potevo. Sono sceso. Ho camminato un po&#8217; sui sassi del fiume in mezzo alla gente attrezzatissima. Ho vinto la paura di camminare sui sassi. Ho evitato di bagnarmi solo perch\u00e9 dovevo poi andare via. Ma l&#8217;ho fatto e l&#8217;ho respirato a fondo. E sono stato brevemente fiero di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giro, dicevamo. Ho guidato in strade conosciute con quell&#8217;assurda sensazione di qualcosa che non cambia eppure lo fa. Una banca diventata una caffetteria. Un&#8217;edicola\/libreria dove andavo regolarmente non esiste pi\u00f9. Una pizzeria \u00e8 ancora l\u00ec con lo stesso nome. Il campo da tennis dove andavo ogni tanto ormai in rovina. I campi di granturco sempre uguali a loro stessi. Nuove ville dove prima c&#8217;erano prati. La stazione ferroviaria senza stazione e con un solo binario. Cose cos\u00ec. E intanto la mia memoria istintiva che riconosceva tutto, che sapeva dove andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono fermato al cimitero. Pochi minuti. Non mi fermo mai molto. Ho pianto. Non \u00e8 la prima volta in questi mesi, non sar\u00e0 di certo l&#8217;ultima. Ho pianto perch\u00e9 raramente come questa volta ho sentito la sua mancanza, nonostante i casini che ha fatto, nonostante &#8211; e gliel&#8217;ho detto &#8211; sono certo che se ci fosse litigheremmo un giorno s\u00ec e l&#8217;altro pure. Ma mi manca, raramente come ora. Mi manca avere una famiglia, anche se composta di una sola persona.<\/p>\n\n\n\n<p>E ho ripreso a guidare. La strada dove mi investirono ora \u00e8 asfaltata. I muri di quella che era casa mia sono ancora bianchi. Il giardino sul retro \u00e8 ben curato. C&#8217;\u00e8 un bel barbecue. C&#8217;era una macchina parcheggiata. Avrei potuto fermarmi a salutare, ma no. Non oggi. Questo viaggio era ed \u00e8 solo mio. E probabilmente avrebbe fatto ancora pi\u00f9 male di quanto gi\u00e0 ne stava facendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono salito per la strada dove portavo Lupo. A parte qualche recinzione non \u00e8 cambiato nulla. L&#8217;ho rivisto correre davanti a me per acchiappare una lepre, come fossero passati due giorni e non trent&#8217;anni. Trenta, cazzo. Sono arrivato al ritrovo, identico a com&#8217;\u00e8 sempre stato. Ho ancora una vhs con imbarazzanti video girati l\u00ec in cui mi improvviso cantante e ballerino. Moriranno con me. E ho foto con Lupo e con gli amici, l\u00ec. Le avessi portate avrei potuto sovrapporle e sarebbero sembrate scattate oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 oggi, perch\u00e9 quei luoghi non mi appartengono pi\u00f9. Eccolo. Ecco il dolore. Il pensiero di quanto ormai non mi appartenga pi\u00f9. Quando si cambia si perde l&#8217;appartenenza a molte persone e luoghi, fa parte del pacchetto e quando avviene \u00e8 quasi sempre immediato. Prima c&#8217;\u00e8, poi non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Come la distruzione, che avviene spesso in un istante. Costruire richiede tempo, tantissimo, cos\u00ec come creare legami con luoghi e persone. Recidere, distruggere, dissolvere no. Non ne hanno bisogno. Ed \u00e8 anche per questo che quando si cambia ci si sente spaesati. Perch\u00e9 si sa che qualunque si potr\u00e0 costruire, che magari sar\u00e0 anche bellissima ed emozionante e unica, richieder\u00e0 tempo. E a volte sembra infinito. O semplicemente si teme non ce ne sia abbastanza. Perch\u00e9 pi\u00f9 si invecchia, meno tempo abbiamo, \u00e8 oggettivo. Ogni giorno che passa \u00e8 pi\u00f9 probabile sia l&#8217;ultimo. Non voglio essere macabro o pessimista, \u00e8 semplice raziocinio e statistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Fatto sta che Marano non mi appartiene pi\u00f9. Non mi sarebbe appartenuta comunque, lo so: se non fosse dei miei fratelli sarebbe di sconosciuti, non avrei mai potuto permettermi di mantenere quella casa. Ci\u00f2 non toglie che la sensazione resti estraniante. Il pensiero che qualcosa che era fondamentale nella tua vita sia ora un elemento a cui tu sei estraneo. Un intruso.<\/p>\n\n\n\n<p>Marano non mi appartiene pi\u00f9. Cesenatico non mi appartiene pi\u00f9. Arona, il Ticino, i traghetti sul Lago, Novi, Seano, Prato, Firenze, Bologna non mi appartengono pi\u00f9. Londra mi apparterr\u00e0 ancora? Lucca mi apparterr\u00e0 ancora? New York mi apparterr\u00e0 ancora? La stessa mia casa non so se mi appartenga pi\u00f9, dopo che per mesi \u00e8 stata una prigione dorata.<\/p>\n\n\n\n<p>A cosa appartengo? Cosa mi appartiene? Non lo so pi\u00f9. Le mie pesti? Certo. Ci\u00f2 che scrivo e produco? Probabilmente. Ma cos&#8217;altro? Dove altro? Io mi appartengo? Ovviamente, ma ora &#8220;io&#8221; \u00e8 un divenire, quindi? E s\u00ec, lo so, i ricordi sono miei e non me li toglie nessuno. Lo so meglio di chiunque altro. Ma non sono ora. Sono parte di me, di quel me stesso che sono andato a cercare, ma restano ricordi. Fondamentali, ma ricordi. Cos\u00ec come il potenziale futuro: \u00e8 potenziale. Sono conscio che sia possibile. Ma non \u00e8 ora. Forse domani, ma non ora. Ora e in questi mesi c&#8217;\u00e8 la distruzione. La costruzione potrebbe anche essere gi\u00e0 in atto o forse no. Ma non \u00e8 ora.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono risalito in macchina, in direzione Arona. Un luogo con ricordi, ma non tali da aggiungere ulteriori carichi. Una passeggiata sul lungolago, mi dicevo, e poi magari avrei proseguito per Stresa o magari a cercare qualche spiaggia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a un certo punto ho incrociato tre musicisti. Li ho ascoltati prima distrattamente, li ho superati, ho proseguito la mia passeggiata e poi li ho ritrovati di ritorno. Erano bravi. Avevano pure una neofan Canadese che li ha sostenuti tutto il tempo (e che il cantante puntava evidentemente a intortarsi, nel pi\u00f9 classico dei clich\u00e9). Suonavano country, folk, blues, rock. Mi sono fermato. E hanno suonato &#8220;Take me home country road&#8221;, quasi a siglare il mio percorso di quel giorno. Sono rimasto l\u00ec. Cinque minuti. Dieci. Un&#8217;ora. Fino alla fine. Ho lasciato che la musica mi abbracciasse. Mi avvolgesse. Mi mancava sentir suonare dal vivo, poco importa che fossero tre persone su un lungolago. Era musica dal vivo. E quando hanno fatto &#8220;Father and Son&#8221; ho pianto di nuovo. E quando hanno suonato The Sound Of Silence l&#8217;ho cantata con loro. <\/p>\n\n\n\n<p>E s\u00ec. Lei c&#8217;\u00e8 sempre. La musica c&#8217;\u00e8 sempre. Anche quando nient&#8217;altro c&#8217;\u00e8, lei \u00e8 l\u00ec. Magari non a consolarti. Magari a farti accentuare quello che provi. Ma c&#8217;\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano ormai le 6 quando sono tornato alla macchina. Lo shuffle ha passato &#8220;Come What May&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ok.<\/p>\n\n\n\n<p>Come what may.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230; e si conclude con tre musicisti sul lungolago a ricordarmi che la musica ci sar\u00e0 sempre. 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