{"id":7179,"date":"2019-02-07T18:30:24","date_gmt":"2019-02-07T17:30:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ariesblog.it\/?p=7179"},"modified":"2019-02-07T18:30:44","modified_gmt":"2019-02-07T17:30:44","slug":"masterclass-il-momento-piu-triste-della-tua-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/oldmanaries.it\/index.php\/2019\/02\/07\/masterclass-il-momento-piu-triste-della-tua-vita\/","title":{"rendered":"Masterclass: Il momento pi\u00f9 triste della tua vita"},"content":{"rendered":"\n<p>Qualche giorno fa ho deciso di iscrivermi a un corso di <a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Masterclass (opens in a new tab)\" href=\"https:\/\/www.masterclass.com\/\" target=\"_blank\">Masterclass.<\/a>Per chi non lo sapesse, si tratta di corsi video di 15\/20 lezioni in media tenuti da personaggi famosi nel proprio campo. Il termine &#8220;corso&#8221; pu\u00f2 suonare strano, dato che il tutto si svolge esclusivamente via video e un minimo supporto di documentazione, ma l&#8217;idea \u00e8 esattamente quella della trasmissione di competenze, anche se non a livello accademico. Il giorno in cui ho scoperto che era stato inserito un corso di scrittura tenuto da Neil Gaiman ho compreso che era giunto il momento di provarci. Quando avr\u00f2 terminato il percorso mi riserver\u00f2 di parlarne pi\u00f9 in dettaglio, ma questa premessa mi serve per spiegare perch\u00e9 ogni tanto potrebbero comparire post con il tag <em>Masterclass<\/em> e un titolo pi\u00f9 o meno estemporaneo. Alla fine di ogni lezione, infatti, il <em>workbook<\/em> messo a disposizione propone degli esercizi specificatamente legati all&#8217;argomento trattato: il sito mette a disposizione un&#8217;area in cui gli studenti possono confrontare tali esercizi, ma essendo la madrelingua inglese sarebbe un problema proporre un testo scritto originariamente in italiano, per cui ho deciso che il mio &#8220;palcoscenico&#8221; principale sar\u00e0 questo, con buona pace di chi tra legger\u00e0 non avr\u00e0 interesse particolare al riguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda lezione (dato che la prima \u00e8 una semplice introduzione) \u00e8 focalizzata sul <em>dire&nbsp;la&nbsp;verit\u00e0<\/em> in ci\u00f2 che si scrive e nel trasmettere ci\u00f2 che sono le proprie esperienze reali nella finzione di un racconto. Gli esercizi proposti sono diversi: alcuni riguardano l&#8217;eventuale romanzo a cui si sta lavorando (toh, che coincidenza) e mi riserver\u00f2 di metterli in pratica in quella sede, ma un altro chiede di mettere per iscritto (e poi leggere a qualcuno, cosa che far\u00f2) un argomento tra quattro a scelta, non romanzandolo ma parlandone superando la propria soglia di comfort, per andare un po&#8217; oltre rispetto a quando, di solito ci si fermerebbe. I quattro argomenti sono:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Un momento in cui sono stato profondamente in imbarazzo<\/li><li>Qualcosa che rimpiango di aver fatto<\/li><li>Il momento pi\u00f9 triste della mia vita<\/li><li>Un segreto di cui ho paura di parlare<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Ho deciso di parlare del terzo, il che significa che saranno cose di cui ho gi\u00e0 parlato, ma vediamo cosa ne viene fuori.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>Quando ti trovi a dover raccontare il momento pi\u00f9 triste della tua vita non <em>dovresti<\/em> fare fatica a scegliere. Non dovrebbe essere necessario elencare una serie di eventi che ti sono accaduti e doverli mettere su una bilancia a definire quale, di questi, \u00e8 davvero il pi\u00f9 triste. E quando ti viene da pensare che sia come chiedere a un bambino a chi voglia pi\u00f9 bene finisci per dedurre che forse qualcosa, nel tuo passato, poteva andare meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima volta che ho davvero affrontato la morte \u00e8 stata nell&#8217;85, quando mor\u00ec mio zio. Ricordo quei mesi come si pu\u00f2 ricordare qualcosa avvenuta oltre trent&#8217;anni prima, quando non puoi davvero capire cosa sta succedendo, non sai bene perch\u00e9 una notte sei costretto a dormire a casa di tua zia o perch\u00e9, qualche mese dopo, non troverai pi\u00f9 il tuo gatto a casa perch\u00e9 tua madre <em>non&nbsp;sopportava&nbsp;pi\u00f9&nbsp;di&nbsp;averlo&nbsp;in&nbsp;giro<\/em>. Sai soltanto che stanno accadendo cose, sai che tuo zio sta per morire, poi che \u00e8 morto, che tua madre si dispera. E poi piangi quando vedi la bara scendere nel terreno perch\u00e9 tutti intorno a te stanno piangendo e ti rendi conto, forse, che \u00e8 davvero reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la morte, da allora, ho avuto a che fare per anni come spauracchio. La malattia di mia madre, l&#8217;operazione, la chemioterapia. E, anche se pu\u00f2 sembrare slegato ma non lo \u00e8 neanche per sogno, la sua depressione, quella morte dell&#8217;anima che solo chi vive pu\u00f2 capire.  <\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, nonostante tutto, gli spauracchi finiscono per essere tali. Alle paure ci si abitua sempre o quasi. Ci si convive. Si va avanti. Tanto che quando il peggio torna si finisce per non rendersene conto subito. Lo si affronta, un passo alla volta, pensando che non sia davvero <em>quello<\/em>. Se fosse <em>quello<\/em> ci sarebbe un annuncio, no? Come in un film. Come in un libro. Invece no. La vita reale non porta annunci, porta eventi, uno dietro l&#8217;altro, alcuni che hanno significato e altri no, ma che pian piano portano dove non stai guardando. A prescindere.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec, a ripensarci. Prima una questione di salute diversa. Poi una complicazione. Poi una scoperta. E di nuovo ad affrontare qualcosa di gi\u00e0 visto anni prima. Altrove, diverso eppure uguale. Non ho tanti ricordi di fatti di quei giorni. Sono passati pi\u00f9 vent&#8217;anni, ormai. Ricordo, per\u00f2, il sentirmi diviso. Avevo ventidue anni, mia madre si era trasferita in campagna per stare alcuni mesi con mio padre, perch\u00e9 era pi\u00f9 facile per lui prendersi cura di lei l\u00ec. Vivevo da solo per la prima volta nella mia vita nella casa in cui ero cresciuto e dove vivo tuttora. Vivevo da solo e mi piaceva. Vivevo da solo e stavo bene. Sapevo della malattia, sapevo dei rischi, sapevo di tutto. Ma in quei giorni mi resi conto quanto il vivere con lei mi costringesse. Quanto il pensiero che lei potesse tornare a Milano mi angosciasse, perch\u00e9 significava dover tornare a essere chi, ormai lo sapevo, non ero pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Non successe. Mor\u00ec prima. E non so quanto sia comprensibile il senso di colpa che provai per mesi sapendo che <em>non&nbsp;volevo&nbsp;tornasse&nbsp;a&nbsp;Milano<\/em>. Era come se l&#8217;universo mi avesse risposto dicendo &#8220;non vuoi? beh, allora questo \u00e8 l&#8217;unico modo&#8221;. E forse era davvero l&#8217;unico modo. Forse quello era il prezzo per essere io. Anche oggi so che se sono quello che sono \u00e8 anche dovuto al fatto di averla persa. Si pu\u00f2 essere cos\u00ec divisi riguardo un momento cos\u00ec orribile? Si pu\u00f2 soffrire oggettivamente eppure non sapere se si vorrebbe che le cose fossero diverse perch\u00e9 significherebbe che io sarei diverso, conscio che potrei non piacermi affatto?<\/p>\n\n\n\n<p>La morte di mio padre fu pi\u00f9 veloce e imprevista. Pi\u00f9 emotivamente violenta, complice anche i difficili rapporti che avevamo. Le due settimane da quando ebbe l&#8217;emorragia cerebrale a quando arriv\u00f2 quella telefonata notturna sono offuscate. Ricordo eventi, ma non giornate. Istanti. Ricordo ci\u00f2 che mi fece incazzare. Ricordo ci\u00f2 che mi fece piangere. Ricordo il dovermi dividere, di nuovo, tra la vita di ogni giorno e il dovermi prendere cura di lui. Avete idea di quanto gli ospedali non siano davvero attrezzati se qualcuno ha bisogno costante, soprattutto di notte? Di quanto ci si possa svenare se, avendo un lavoro, c&#8217;\u00e8 bisogno di pagare qualcuno perch\u00e9 vegli la notte? Io non lo sapevo. Ora lo so. Cos\u00ec come so quanto possa far rabbia che esterni ti dicano che <em>devi&nbsp;esserci<\/em> quando sei costretto tra lo stare accanto a tuo padre oppure lavorare per fatturare e pagare ci\u00f2 che gli serve. So quanto la mente possa separarsi e quindi essere disperato mentre torni a casa alle 4 del mattino con tuo padre appena morto in ospedale e senti un piacere sadico nel mettere in difficolt\u00e0 l&#8217;agente di polizia colpevole di essere stato fuori luogo non sapendo di esserlo. Ricordo quel piccolo piacere sottile di buttare veleno freddo su qualcun altro. Non me ne vergogno neanche, a dirla tutta. Conosco quella parte di me, quella nessuno vede quando dice che <em>sono&nbsp;buono<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono questi i miei giorni pi\u00f9 tristi? Sarebbe facile dire di s\u00ec, ma non ne sono sicuro. Quando succede sei disperato, ma poi spesso (&#8220;spesso&#8221;, cazzo. Rendiamoci conto che posso permettermi di scrivere &#8220;spesso&#8221;) per un po&#8217; sei anestetizzato. In una bolla. Fai quello che devi. Sei vuoto. Piangi, perch\u00e9 il vuoto lo senti. Ma \u00e8 tutto ovattato. Non lo so se quei momenti siano stati davvero i pi\u00f9 tristi. Perch\u00e9 nulla mi leva dalla testa che renderti conto che senza la morte di tua madre non saresti ci\u00f2 che sei, che sei <em>figlio<\/em> della sua morte letteralmente \u00e8 qualcosa che supera in tristezza il dolore iniziale.<\/p>\n\n\n\n<p>E lo stesso lo fa il giorno in cui vorresti chiamare tuo padre per raccontargli della giornata e per un istante ti dimentichi che non puoi pi\u00f9. E devi ricordartelo. E per un po&#8217; finisci per sentirti inequivocabilmente e definitivamente solo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche giorno fa ho deciso di iscrivermi a un corso di Masterclass.Per chi non lo sapesse, si tratta di corsi video di 15\/20 lezioni in media tenuti da personaggi famosi&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_s2mail":"","ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[227,4],"tags":[],"class_list":["post-7179","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-masterclass","category-still-life"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p8QUWp-1RN","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":7189,"url":"https:\/\/oldmanaries.it\/index.php\/2019\/02\/09\/into-the-cinder-aka-masterclass-fonti-di-ispirazione-e-nuovi-approcci\/","url_meta":{"origin":7179,"position":0},"title":"Into the cinder (aka Masterclass: fonti di ispirazione e nuovi approcci)","author":"Aries","date":"9 Febbraio 2019","format":false,"excerpt":"Terza lezione, stavolta legata alle fonti di ispirazione e all'approcciarsi a qualcosa di conosciuto da una nuova angolazione. 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