{"id":6810,"date":"2017-12-27T21:58:12","date_gmt":"2017-12-27T20:58:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ariesblog.it\/?p=6810"},"modified":"2017-12-28T02:01:26","modified_gmt":"2017-12-28T01:01:26","slug":"cio-che-eri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/oldmanaries.it\/index.php\/2017\/12\/27\/cio-che-eri\/","title":{"rendered":"Ci\u00f2 che eri."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Non riesco a comprendere come sia trascorsa gi\u00e0 una settimana. Eppure, se ci penso, sembra ancora pi\u00f9 lontano. Lontano e vicino, come ogni dannata volta il cui il dolore diventa insopportabile.<br \/>\nTi ho pensato non so quante volte, piccolo mio: ho cercato di distrarmi e grazie anche a tante persone che mi vogliono bene ci sono riuscito pi\u00f9 di quanto potessi sperare, ma poi si torna a casa, c&#8217;\u00e8 il silenzio, c&#8217;\u00e8 il vuoto e il dolore torna, sia esso violento come quella maledetta notte di una settimana fa, o diffuso come oggi.<br \/>\nSabato ero al gattile, non quello da dove sei arrivato tu, ma cambia poco. C&#8217;erano tanti mici l\u00ec da troppo e vedendoli ho avuto la conferma che arriver\u00e0 il momento in cui uno o pi\u00f9 di loro verranno a casa con me. Non so se si tratter\u00e0 di settimane o mesi, ma succeder\u00e0. Perch\u00e9 tu, nel mio cuore, non perderai mai il tuo posto ma in questa casa ho bisogno di vita e di dare amore e di sentire calore.<br \/>\nMa proprio tu, che accogliesti prima Zen e poi Poldo, so che capiresti.<\/p>\n<p>Arriver\u00e0 il momento.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come arriver\u00e0 presto il tatuaggio per te. Ho gi\u00e0 scelto, devo solo prenotarlo. Devi stare con me, anche cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ti ho pensato, piccolo mio, e ogni giorno ho scritto ogni momento, ogni istante che mi sono tornati alla mente e che non voglio vadano mai persi. Ho deciso di scriverli qui e, quando me ne verranno in mente altri, li aggiunger\u00f2. Sar\u00e0 il tuo post, il tuo segnaposto qui oltre che nel mio cuore. Perch\u00e9 niente, di ci\u00f2 che sei stato, potr\u00e0 essere veramente descritto, ma niente di ci\u00f2 che posso scrivere deve andare perso. N\u00e9 ora n\u00e9 mai.<\/p>\n<p>Non importa se chi passer\u00e0 da questo post non legger\u00e0 che poche righe, probabilmente farei lo stesso. Mi importa che qui ci sia tu. Non le spiegher\u00f2. Non serve a te e non serve a me. Le lascio qui, cos\u00ec. Per noi.<\/p>\n<p>Ti voglio bene, Stitch.<\/p>\n<p>Spero solo tu sapessi quanto.<\/p>\n<div>\n<ul>\n<li>Il calorifero. Quanto adoravi spalmartici. Quanto.<\/li>\n<li>L&#8217;amore per l\u2019odore del cloro. Le serate che trascorrevi ad annusarmi e leccarmi quando andavo a nuotare.<\/li>\n<li>La zampa sul viso per tenermi vicino a te. A volte eri invadente, ma era come mi stringessi la mano, come volessi dirmi che eravamo tu e io, insieme.<\/li>\n<li>Le poppate sul braccio, fino a farmi male e a sbavare.<\/li>\n<li>Il tuo russare. Quanto ti ho preso in giro per questo.<\/li>\n<li>Le fusa rumorose come un trattore.<\/li>\n<li>Il tuo giocare con la canna e il topo.<\/li>\n<li>Le posizioni imbarazzanti che assumevi quando dormivi o quando ti lavavi<\/li>\n<li>Le miagolate di rimprovero quando tornavo a casa<\/li>\n<li>Le miagolate per la pappa la mattina<\/li>\n<li>Il tuo essere&nbsp; schizzinoso con certe pappe e guardarmi come a dire &#8220;questo te lo mangi tu&#8221;<\/li>\n<li>I morsi che mi davi. D&#8217;affetto, ma ogni volta mi facevi male.<\/li>\n<li>Il tuo rapporto con le gattaiole. Prima non ti fidavi, poi hai capito come usarle e ti piaceva farti un giro sul balcone anche d&#8217;inverno, anche per pochi secondi.<\/li>\n<li>Il tuo amore per il balcone. Prendere il sole in primavera, stare all&#8217;aria aperta, magari sdraiato sullo zerbino.<\/li>\n<li>L\u2019odio per la macchina. Non ti \u00e8 mai piaciuto andare in giro. Mai.<\/li>\n<li>Quando non eri solo. Prima con Zen, poi anche Poldo, poi di nuovo solo Zen. Non hai mai fatto storie quando sono arrivati a casa, non hai mai battuto ciglio, li hai sempre tenuti vicini a te. E anche per questo ti adoravo. Come adoro le foto in cui dormite ammucchiati.<\/li>\n<li>Ricordi quanto amavi l&#8217;acquario i primi tempi? Era come fosse una televisione per te. Oltre a un terreno di caccia che non ti stancava mai. Ricordo di averti visto abbracciato agli spigoli nella speranza di prendere un pesce.<\/li>\n<li>E un giorno cadesti nell&#8217;acquario. Ti piaceva dormirci sopra: i neon erano caldi, era una goduria. Ma quel giorno il coperchio era aperto, lo stavo pulendo, te ne sei accorto troppo tardi. Impiegai un&#8217;ora ad asciugarti col phon.<\/li>\n<li>Non amasti andare a Bologna, soprattutto per il viaggio e i disagi di dover essere isolato da Pucca. E quel separ\u00e9 per te era solo un piccolo ostacolo da spostare per andare in esplorazione, con nostra gioia estrema. Ma Rooney, lui non batteva ciglio e vi trovammo, tu, lui e Zen a dormire sul letto. Insieme.<\/li>\n<li>La tenerezza di quel ritorno a casa mezzo sedato per non farti spaventare troppo.&nbsp;<\/li>\n<li>7.2 kg. Il tuo peso per anni. Li sentivo tutti quando ti sdraiavi addosso. Voglio sentirli ancora.<\/li>\n<li>Gigio. Come diamine facevano a chiamarti Gigio? Abbiamo rimediato subito, no?<\/li>\n<li>Il 14 gennaio 2006. Il primo giorno che ti vidi. Il 21 gennaio arrivasti a casa tua. Casa tua.&nbsp;<\/li>\n<li>Le prime notti e per un bel po&#8217; la tua passione, di notte, era venire a leccare i capelli mentre dormivo. Tenero, s\u00ec. Ma quanti accidenti ti tirai.&nbsp;<\/li>\n<li>Quando avevi da ridire, miagolavi guardando dritto negli occhi. Che tutto il tuo dissenso fosse evidente.<\/li>\n<li>Ti piaceva giocare comodo. Sdraidato per terra o anche in luoghi improvvisati, come su un ripiano della libreria in corridoio.<\/li>\n<li>Anni di grattatoi per poi scoprire che il tuo preferito era di cartone. Quanto te lo godevi.<\/li>\n<li>Quando volevi qualcosa, ti mettevi a fare balletti assurdi. Ho perso il conto della quantit\u00e0 di testate che hai dato contro gli spigoli per metterti in mostra.<\/li>\n<li>E in bagno, dopo mangiato, venivi a farti fare qualche coccola, magari strusciandoti in mezzo alle gambe.<\/li>\n<li>Oppure rimanevi di guardia, ad aspettare che finissi quel che stavo facendo e poi precedermi fuori.<\/li>\n<li>E tempo fa amavi anche saltare sul cesto della biancheria. Coccole durante la seduta. Era il tuo ideale di ottimizzare i tempi.<\/li>\n<li>La poltrona per te era uno dei&nbsp;<em>tuoi&nbsp;<\/em>posti, tanto da lamentarti se mi ci mettevo io. O saltarmi in braccio, cos\u00ec ci stavamo entrambi.<\/li>\n<li>Quanto amavi la cassapanca? Era perfetta per spalmarti vicino al calorifero. O anche solo per pisolare.<\/li>\n<li>Ho perso il conto di quante volte ho lavorato con te sulla scrivania. A volte ti bastava sdraiarti, altre volevi attenzione e mette la testa sulla tastiera o sul mouse. Fingevo che mi dessi fastidio. Mi manca.<\/li>\n<li>E quando non sapevi come metterti, certe volte finivi sul monitor e lo spostavi. Eri delicato, tu.<\/li>\n<li>Poi hai iniziato a non fidarti pi\u00f9 di saltare. Mi miagolavi da terra per farti mettere sulla scrivania, cos\u00ec ti ho regalato la scaletta per essere autonomo e hai iniziato subito a usarla.<\/li>\n<li>Quanto amavi dormire abbracciato a me. Se poi diventavo fastidioso ti bastava stare appoggiato alle mie gambe. L&#8217;importante era stare vicini.<\/li>\n<li>Anche quando leggevo. Mi mettevo a letto e tu arrivavi, ti piazzavi a fianco e se ci scappava qualche coccola non disdegnavi.<\/li>\n<li>Sul divano invece non c&#8217;era tanto spazio per stare a fianco (anche se a volte ci riuscivi): l\u00ec decidevi direttamente di sdraiarti su di me. Con tutti i tuoi 7 kg.<\/li>\n<li>Ricordi quando ero in sedia a rotelle? La mia gamba stesa e tu che avevi dedotto fosse una posizione perfetta per farti da cuccia.&nbsp;<\/li>\n<li>Quando ancora non c&#8217;era Zen volevi attenzioni, soprattutto perch\u00e9 eravamo fuori tutto il giorno. Ricordo la quantit\u00e0 di agguati che facevi a Manu. Chiss\u00e0 perch\u00e9 mai a me. Ogni tanto, dall&#8217;altra stanza, sentivo un urlo. Avevi colpito di nuovo.<\/li>\n<li>Ricordi quanto lei fosse impedita a prenderti in braccio all&#8217;inizio? Poi impar\u00f2, ma all&#8217;inizio era impacciatissima e il tuo sguardo quando ti sollevava era impagabile.<\/li>\n<li>Tu non ti sdraiavi, soprattutto gli ultimi anni. Tu a un certo punto smettevi di contrastare la gravit\u00e0 e ti lasciavi andare a peso morto.<\/li>\n<li>Quando Miss Sauron veniva a casa tu eri contento, potevi avere doppie coccole. Per\u00f2 il cuscino lo volevi per te e lo facevi notare non schiodandoti praticamente mai.<\/li>\n<li>Per\u00f2 ti piaceva starle in braccio, farti coccolare, poppare anche su di lei.<\/li>\n<li>E quando eri indeciso ti spostavi tra uno e l&#8217;altro e una volta ti piazzasti di traverso su entrambi.<\/li>\n<li>Era imbarazzante la tua passione per le pacche sul sedere. Perdevi ogni controllo e dignit\u00e0.<\/li>\n<li>Ma se volevo farti coccole gradevoli, dietro le orecchie, sul fianco e sotto il mento erano i posti perfetti. La pancia no, quella era per Zen.<\/li>\n<li>Quante volte sei venuto a strofinare il tuo muso contro il mio viso. Era l&#8217;affetto supremo, assieme alla zampa sul viso.<\/li>\n<li>Il tuo pelo profumava come un maglione di lana. Sempre.<\/li>\n<li>Se mi dormivi addosso, spesso cercavi contatto con la fronte. A volte ben appoggiata a me, a volte sotto il mio fianco, altre sotto il bracccio.<\/li>\n<li>E anche sotto il collo. Ti piaceva piazzarti l\u00ec.<\/li>\n<li>Quando decidevi di dovermi precedere, soprattutto perch\u00e9 puntavi a essere nutrito, rischiavi sempre di farmi inciampare.<\/li>\n<li>La mattina la routine era definita. Io mi alzavo e tu, qualunque ora fosse, ti aspettavi di avere la pappa umida. Mi precedevi in corridoio, miagolavi e se non arrivavo tornavi indietro a cercarmi e a sollecitarmi alzando il volume.<\/li>\n<li>Quanto amavi piumone e coperta pelosa, tutto ci\u00f2 che che ti facesse dormire al caldo, me incluso.<\/li>\n<li>E quante volte ti sei infilato sotto le coperte, d&#8217;inverno. Tornavo a casa e trovavo il bozzo. Ti scoprivo e te ne andavi scocciato.<\/li>\n<li>Qualche volta uscivi prima che tornassi. La prova? Il letto sfatto al mio ritorno.<\/li>\n<li>Quante volte ti sei addormentato con la lingua di fuori. Ricordi? E ogni tanto te la toccavo per fartela tirare dentro.<\/li>\n<li>Certi giorni la tua attivit\u00e0 maggiore era passare dalla sedia alla cassapanca e viceversa. Cos\u00ec per cambiare posizione.<\/li>\n<li>E quando eri piccolo adoravi sdraiarti sullo schienale del divano o anche metterti a guardare fuori dal davanzale della finestra. Il mondo ti incuriosiva.<\/li>\n<li>Per\u00f2, per quanto amassi il balcone, se da giovane venivi portato fuori in braccio, ti attaccavi alla soglia della porta come se qualcuno volesse buttarti di sotto.<\/li>\n<li>La fontanella. Amavi bere dalla fontanella, soprattutto da dove usciva l&#8217;acqua.<\/li>\n<li>Quando uscivo ti salutavo. Sempre. E ti dicevo quando sarei tornato. E che ti volevo bene.<\/li>\n<li>Per te i nuovi acquisti erano spesso scusa per farti le unghie. Tipo sul mio primo ebook reader. E sul quaderno che mi regal\u00f2 Marco per gli appunti del romanzo. La pelle o la similpelle erano la tua passione.<\/li>\n<li>E due settimane fa ti innamorasti del saccio di iuta del regalo di Simona. Te lo lasciammo e non ci fu giorno in cui non ti ci sdraiasti sopra. Ora dormi dentro di lui. Non volevo togliertelo. Non potevo togliertelo.<\/li>\n<li>Ma anche borse e sacchetti di qualunque tipo andavano bene. E scatole, ovviamente. Scatole.<\/li>\n<li>Il tuo contegno era messo alla prova quando ti sedevi in corridoio, appoggiato al muro, completamente svaccato. O quando ti ci appoggiavi sdraiato pancia all&#8217;aria.<\/li>\n<li>Quando volevi essere seguito o attirare l&#8217;attenzione ti muovevi come uno squalo, ondeggiando nonostante la massa.<\/li>\n<li>Adoravo stringerti la testa per coccolarti. E baciarti la testa e la guancia.<\/li>\n<li>Quanto amavi girare negli armadi. Una volta rimanesti chiuso dentro tutto il giorno. Lo passasti dormendo e ne uscisti senza batter ciglio.<\/li>\n<li>Ormai la routine era definita. La mattina, appena sveglio, la scatoletta. La sera, prima di andare a letto, i treats. Sempre.<\/li>\n<li>Quando la sera mi alzavo dal divano sapevi che era ora di chiedere i tuoi treats, ti alzavi da dov&#8217;eri e ti spostavi in cucina.<\/li>\n<li>Non eri pi\u00f9 agile come una volta. Non ti fidavi di saltare sul letto e sul divano, cos\u00ec ti attaccavi con le zampe anteriori e poi ti issavi arrampicandoti. Non era la cosa pi\u00f9 elegante da vedere, ma funzionava.<\/li>\n<li>Vero, la mattina eri quasi sempre sulla scrivania, ma il pomeriggio erano della poltrona o della cassapanca. Al massimo proprio letto o cuccia. Ogni ora aveva il suo luogo.<\/li>\n<li>Ti ricordi il giochino da cui potevi tirare fuori i croccantini? Erano gli stessi nella ciotola, ma a volte ti piaceva andarli a tirare fuori da l\u00ec. Uno per uno, infilando la zampa.<\/li>\n<li>A volte ti facevi viziare ancora di pi\u00f9 e ti facevi coccolare mentre mangiavi. Cibo e carezze o spazzola, non potevi chiedere di pi\u00f9.<\/li>\n<li>E qualche volta ti bastavano le coccole, ma comunque vicino alle ciotole. Sdraiato in mezzo. Anche quando non mangiavi pi\u00f9 facevi cos\u00ec.<\/li>\n<li>C&#8217;erano sere che tornavo e ti sentivo miagolare da dietro la porta, altre che te ne stavi a dormire e dovevo venirti a cercare. In quei casi mi accoglievi con uno sguardo assonnato e mezzo infastidito.<\/li>\n<li>Quanto piaceva a te e Zen correre dietro il laser. E tu saltavi anche per cercare di acchiapparlo.<\/li>\n<li>Non era il caso di lasciare scarpe in giro. A volte decidevi di fartici le unghie.<\/li>\n<li>Ricordi quando ti chiamavo per ripulire il piatto dove avevo mangiato la ricotta o del formaggio fresco? Quanto ti piaceva.<\/li>\n<li>E se non era la zampa in faccia o il morso, a volte era leccarmi la mano o la guancia il tuo modo di dirmi che mi volevi bene.<\/li>\n<li>Eri testardo. Se decidevi che volevi metterti in un punto, camminavi su qualunque cosa e su chiunque per arrivarci.<\/li>\n<li>La tenerezza che mi facevi quando dormivi e ti agitavi nel sonno. A volte ti svegliavo se mi sembrava avessi un incubo e per un istante ti guardavi intorno insicuro di dove ti trovassi.<\/li>\n<li>C&#8217;erano volte in cui ti molestavo, prendendoti in braccio o coccolandoti in modo che non gradivi. Poi ti mettevo gi\u00f9 e tu, dopo qualche passo, ti giravi e mi lanciavi un&#8217;occhiataccia. Era il tuo sguardo da vaffanculo.<\/li>\n<li>Sei sempre stato pulitissimo, a volte anche in modo assurdo e le pose che assumevi per lavarti erano imbarazzanti.<\/li>\n<li>Per non dire di quando ti ripulivi perch\u00e9 eri stato toccato controvoglia.<\/li>\n<li>Odiavi ti tagliassi le unghie. Non ti facevo male, ma ti dava fastidio comunque.<\/li>\n<li>Arrivava qualcuno e tu, se lo conoscevi, iniziavi a girare intorno, soprattutto se era la tua cat-sitter. Magari ci poteva scappare uno stuzzichino, o almeno cos\u00ec pensavi.<\/li>\n<li>Le nuove webcam che avevo messo per guardarti erano motorizzate. A volte le sentivi muoversi e guardavi perplesso nella loro direzione.<\/li>\n<li>Quante zampate mi hai dato mentre dormivo perch\u00e9 volevi mi svegliassi per darti da mangiare o per abbracciarti.<\/li>\n<li>E poi, se resistevo, a volte ti arrendevi e tornavi a metterti a letto.<\/li>\n<li>E qualche volta, sdraiati a fianco, ti tenevo la zampa. Cos\u00ec.<\/li>\n<li>Che poi, \u00e8 vero, hai imparato a usare le gattaiole, ma il passaggio era sempre un po&#8217; goffo, con la pancia che si schiacciava contro.<\/li>\n<li>Quanto ti piaceva lasciare il tuo odore su borse e valigie. Che fosse chiaro a chi appartenevano.&nbsp;<\/li>\n<li>A volte ti piacevano i percorsi lunghi. Come quando per andare sulla sedia partivi dal letto, andavi sul comodino, ti infilavi su un ripiano della libreria e finalmente arrivavi a destinazione. O come quando mi circumnavigavi nel letto per andare da un lato all&#8217;altro del cuscino.<\/li>\n<li>La tua macchietta sul muso, che scendeva solo da un lato. E le vibrisse lunghissime.<\/li>\n<li>Ci sono gatti che quasi non guardano l&#8217;erba gatta. Tu eri tossico. Ma tossico vero.&nbsp;<\/li>\n<li>Eri cos\u00ec espressivo. Il tuo sguardo attento quando volevi mangiare o puntavi una possibile preda, quello curioso di qualche novit\u00e0, quello pensieroso mentre stavi sdraiato e non dormivi.<\/li>\n<li>Odiavi l&#8217;asse da stiro. Stasera devo stirare e tu non sei qui a lasciare la stanza vedendola arrivare.<\/li>\n<li>A volte mi precedevi in cucina, eri sicuro che stessi arrivando, ma se non giungevo abbastanza in fretta tornavi indietro e mi sollecitavi a non battere la fiacca.<\/li>\n<li>Dopo mangiato tornavi a letto, che era ancora sfatto, cos\u00ec dovevo rifarlo con te sopra, tirando le coperte sotto il tuo peso.<\/li>\n<li>E i dispetti in bagno? Quando tiravi gi\u00f9 gli asciugamani perch\u00e9 ti annoiavi? E anche se ti dicevo a distanza di non farlo, miagolavi e proseguivi.<\/li>\n<li>Ricordi come distruggesti i primi asciugamani belli comprati da Manu? L&#8217;avevo avvisata, non fece pi\u00f9 l&#8217;errore.<\/li>\n<li>A volte decidevi di ingropparti Zen. Cos\u00ec, tanto per.<\/li>\n<li>Amavi i nuovi anfratti. Un giretto esplorativo era una piccola gioia per te.<\/li>\n<li>Sapevi miagolare in due o tre tonalit\u00e0 contemporaneamente e non ti facevi problemi a dimostrarlo se eri indispettito da qualcosa.<\/li>\n<li>C&#8217;erano mattine in cui la sveglia suonava prima del previsto e tu non te l&#8217;aspettavi e dormivi profondamente. Ma era una breve defaillance, appena sveglio scendevi dal letto pronto a esortare la scatoletta.<\/li>\n<li>Mi capitava di uscire di casa e scordare qualcosa. Rientravo pochi istanti dopo essere uscito e tu, da dov&#8217;eri sdraiato, mi guardavi come fossi scemo.<\/li>\n<li>Amavi giocare tenendo stretti gli oggetti tra le zampe, mordendoli e avvolgendoli.<\/li>\n<li>E quando usavo la canna per farti giocare, la tua passione erano gli agguati dietro l&#8217;angolo. Appena la preda spariva tu partivi.<\/li>\n<li>Ricordi due settimane fa? Ti facemmo conoscere R2D2. Non sembravi convintissimo. Ti fidavi poco.<\/li>\n<li>Tanti anni fa mettemmo un piccolo giardino zen in sala. Dur\u00f2 pochissimo. La mattina dopo l&#8217;avevi trasformato in una spiaggia tropicale.<\/li>\n<li>Per te, volermi bene, era anche tenere la testa pi\u00f9 vicina possibile al mio viso.<\/li>\n<li>A volte a letto o sul divano battevo un paio di volte la mani in un punto: tu sapevi che volevo mi raggiungessi e arrivavi, sempre che ne avessi voglia, ma era pi\u00f9 s\u00ec che no.<\/li>\n<li>Avevi uno o due canini spezzati.<\/li>\n<li>Amavi tonno e verdurine, ma i piselli ti stavano antipatici e li lasciavi nel piatto. Solo loro.<\/li>\n<li>Imparammo presto che le porte chiuse sarebbero state un ricordo. Bast\u00f2 quella sera in cui imparasti a saltare e tirare gi\u00f9 la maniglia per aprirla ed entrare in camera da letto.<\/li>\n<li>Eri buono come pochi. Mai aggressivo, mai un morso cattivo, mai un graffio. Ma odiavi prendere medicine e farti medicare e, in quei casi, i tuoi sette chili li facevi sentire tutti.&nbsp;<\/li>\n<li>A volte ti addormentavi col muso tra le zampe. Cos\u00ec.<\/li>\n<li>C\u2019erano momenti in cui ti prendevo in braccio e a te non andava o magari ti stringevo troppo forte e tu facevi piccoli versi che facevano sembrare borbottassi. Lo ammetto, alcune volte ti prendevo in braccio solo per sentirti borbottare. Eri adorabile.<\/li>\n<li>Capitava mi alzassi di notte. Tu, mezzo addormentato, alzavi un po\u2019 la testa per vedere se valesse la pena seguirmi, nel caso fossi andato in cucina. Quando vedevi che non era cos\u00ec, preferivi rimanere al calduccio del letto.<\/li>\n<li>C&#8217;erano notti in cui volevi starmi ancora pi\u00f9 vicino e per te, vicino, voleva dire essere dove avevo la faccia. Ogni volta che mi voltavo dall&#8217;altro lato, tu mi giravi intorno e ti posizionavi davanti a me. E cos\u00ec per un&#8217;ora o due, finch\u00e9 non eravamo entrambi addormentati.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ecco. E mentre scrivevo altre ne sono venute in mente e le ho aggiunte. E sar\u00e0 cos\u00ec ancora, ne sono certo. Perch\u00e9 nonostante siano tante, sono una minima parte di ci\u00f2 che eri.<\/p>\n<p>Ma eri anche questo e non voglio dimenticarlo mai.<\/p>\n<p>Mi manchi pi\u00f9 di quanto sappia dire.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 per te, piccolo mio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6812\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_7122-e1514408196737-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_7122-e1514408196737-768x1024.jpg 768w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_7122-e1514408196737-225x300.jpg 225w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_7122-e1514408196737-113x150.jpg 113w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-6813 size-large\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_8125-e1514407004524-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_8125-e1514407004524-768x1024.jpg 768w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_8125-e1514407004524-225x300.jpg 225w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_8125-e1514407004524-113x150.jpg 113w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6814\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_8223-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_8223-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_8223-150x150.jpg 150w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_8223-300x300.jpg 300w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_8223-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6815\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9110-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9110-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9110-150x150.jpg 150w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9110-300x300.jpg 300w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9110-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-6816\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9133-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9133-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9133-300x225.jpg 300w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9133-768x576.jpg 768w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9133-150x113.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-6817 size-large\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9240-e1514407069968-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9240-e1514407069968-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9240-e1514407069968-150x150.jpg 150w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9240-e1514407069968-300x300.jpg 300w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9240-e1514407069968-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-6818 size-large\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9518-e1514407095273-768x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"768\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9518-e1514407095273-768x1024.jpg 768w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9518-e1514407095273-225x300.jpg 225w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9518-e1514407095273-113x150.jpg 113w, https:\/\/oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/IMG_9518-e1514407095273.jpg 1932w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non riesco a comprendere come sia trascorsa gi\u00e0 una settimana. 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