{"id":5196,"date":"2016-03-10T12:42:36","date_gmt":"2016-03-10T11:42:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ariesblog.it\/?p=5196"},"modified":"2021-04-23T09:43:59","modified_gmt":"2021-04-23T07:43:59","slug":"336-della-perdita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/oldmanaries.it\/index.php\/2016\/03\/10\/336-della-perdita\/","title":{"rendered":"333. Della perdita"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Faccio una premessa. Non so quanto ancora parler\u00f2 di Zen qui sopra, questa potrebbe essere l&#8217;ultima volta o l&#8217;ennesima. Per me scrivere \u00e8 parte del processo di elaborazione. Uno sfogo, un modo di esternare, un modo anche di tener traccia di ci\u00f2 che provo. Legittimo che possa venire a noia, ma legittimo anche, da parte mia, fregarmene. Lo scrivo oggi, cos\u00ec non ci penso pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dolore della perdita \u00e8 composto da mille cose e non potrei sintetizzarle tutte in una volta se non risultando semplicistico.<br \/>\nUna delle pi\u00f9 dilanianti, per\u00f2, \u00e8 la gestione delle abitudini, di quelle cose che facciamo regolarmente, magari ogni giorno o pi\u00f9 volte al giorno, e che all&#8217;improvviso non possiamo pi\u00f9 fare o, meglio, proviamo a fare comunque per poi sbattere contro la nuova, maledetta realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando mor\u00ec mio padre, la sera avevo l&#8217;istinto di chiamarlo una volta uscito dal lavoro. Lo facevo sempre, prima che morisse, era un rito, non importa che la telefonata durasse pochi istanti o di pi\u00f9. Uscivo e lo chiamavo. Dopo la sua morte, per mesi mi \u00e8 capitato di volerlo fare e dovermi ricordare che no, non potevo pi\u00f9 farlo, perch\u00e9 era morto. A volte mi capita ancora, a distanza di pi\u00f9 di sette anni. E ogni volta, ogni singola volta era ed \u00e8 sale sulla ferita. Era dovermi ricordare che certe cose non sarebbero successe mai pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel mai pi\u00f9 \u00e8 dolore vivo, acceso. Passare da sempre a mai pi\u00f9 \u00e8 una delle cose che rende il dolore cos\u00ec violento, cos\u00ec inaccettabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora succede con Zen (e chiunque si scandalizzi che possa partire dalla morte di mio padre per parlare di quella di Zen non ha capito un cazzo e pu\u00f2 girare al largo).<br \/>\nC&#8217;erano cose che erano legate a lui. Andare in camera da letto, provare ad avvicinarlo, allungare la mano sotto la pancia, aspettare che si ribaltasse per farsela grattare.<br \/>\nVederlo arrivare appena sentiva il rumore di una scatoletta in cucina, mentre faceva il suo balletto per attirare l&#8217;attenzione.<br \/>\nO guardarmi in giro e vederlo a coda dritta quando tornavo a casa, mentre strusciava il muso vicino a uno spigolo.<br \/>\nO ancora sentire le sue unghie e sapere che si stava godendo una sessione di manicure contro la cassapanca o il grattatoio o il divano e andarlo a vedere quasi appeso, col culo basso, a godersela.<br \/>\nO aprire la porta del balcone sapendo che sarebbe andato a godersi il sole.<br \/>\nO essere a letto e sentire il suo peso mentre saltava ai piedi (lui sempre ai piedi, Stitch quasi sempre dal lato) e si andava a mettere comodo, magari in mezzo alle gambe.<br \/>\nRicordo che quando prendeva solo una pasticca per la gastrite, \u00a0avevo preso l&#8217;abitudine di dargliela in un bocconcino che adorava: dopo qualche giorno il rito era lui che sentiva che tiravo fuori la pastiglia e correva a prendesi il bocconcino, salvo poi cercare di sputare la pastiglia.<br \/>\nOgni sera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E queste erano solo alcune.<br \/>\nMa quando poi un animale si ammala, allora si innestano dei riti, delle abitudini legate al suo stato di salute che scandiscono momenti e giornata.<br \/>\nSvegliarmi, andare a vedere dove fosse (all&#8217;inizio) o nel trasportino (quando non camminava pi\u00f9), sollevarlo, andare a pesarlo, dargli la pastiglia litigandoci, rimetterlo a cuccia.<br \/>\nE i posti in cui trovarlo erano sempre quelli: sopra o sotto il tavolino in sala finch\u00e9 riusciva a girare, nel trasportino o dietro la cyclette quando era pi\u00f9 debole.<br \/>\nAccorgermi quando iniziava a leccarsi il muso troppo di frequente, segno che stava per vomitare, e prepararmi a pulire. Anche di notte, anche mentre dormivo.<br \/>\nProvare a dargli pappe diverse, fino a trovare quella che gradiva. E se si stancava provare a imboccarlo e vedere che era lui a cercare la forchetta.<br \/>\nAprire una, due, tre, quattro scatolette per cercare quella che in quel momento poteva stuzzicargli l&#8217;appetito.<br \/>\nFarlo due o tre volte al giorno, perch\u00e9 la pappa si asciuga e per tenerlo sempre interessato.<br \/>\nDargli le medicine. Tre volte al giorno, tutti i giorni, sapendo quanto lo odiasse. I primi tempi, quando ancora riusciva, andava a nascondersi quando sapeva che era il momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando ormai non camminava pi\u00f9 controllare periodicamente che non si fosse sporcato, sollevarlo, portarlo in bagno, pulirlo con salviette per bambini (e ogni tanto si lamentava quando premevo troppo), cambiare il telo assorbente, rimetterlo sopra in modo che stesse nel pulito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il giorno tenerlo nel trasportino mentre lavoravo, cos\u00ec che sentisse che ero vicino e la sera, per lo stesso motivo, andare a recuperarlo e metterlo sul divano o sulla poltrona.<br \/>\nNegli ultimi giorni aveva cercato di spostarsi dal divano alla poltrona, per cui da quel momento la poltrona era il suo posto e quindi era l\u00ec che lo mettevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma prima ancora era sapere che ora gli piaceva stare sul tavolino e quindi permettergli di andarci quando non riusciva pi\u00f9 a saltare, cos\u00ec come sul letto, cos\u00ec come sulla cassapanca, vicino al termosifone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E quando lo coccolavo, un dito gli toccava i polpastrelli e la zampa stringeva il dito. Fino all&#8217;ultima sera, fino quasi all&#8217;ultimo momento. Poggiavo e stringeva. Era il nostro sfiorarci. Era il mio &#8220;sono qui&#8221; e il suo, voglio crederlo, &#8220;ti sento&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita ruotava intorno alla sua malattia, era scandita dal farlo stare al meglio possibile, non bene, ma decentemente.<br \/>\nE lui lo capiva. Sapeva che c&#8217;erano piano piano nuove abitudini, ci si adattava. Cos\u00ec, quando aveva iniziato a non poter raggiungere la sabbiera, solo una volta si era spostato una volta fatta pip\u00ec: poi aveva capito che bastava miagolare e io l&#8217;avrei pulito. E per un gatto, una cosa del genere vuol dire affidarsi in toto. Vuol dire &#8220;prenditi cura di me&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 incredibile quanto si impari ad adattarsi quando bisogna prendersi cura di qualcun altro. Non c&#8217;\u00e8 difficolt\u00e0, non c&#8217;\u00e8 schifo, non c&#8217;\u00e8 odore che tenga. Per un po&#8217; avevo iniziato a chiudere la camera. Temevo vomitasse sul letto, sotto il letto, sulla cassapanca. Poi mi sono detto che a quelle cose potevo rimediare, ma lui meritava di stare dove gli piacesse. Ho imparato a proteggere letto e cassapanca e poi a metterlo io stesso sopra. Ho foto di lui e Stitch insieme in quei giorni. Le tengo care. Perch\u00e9 a un certo punto conta solo fare il possibile per alleviare. Fare star decentemente. Tutto il resto passa in secondo piano. Tutto. \u00a0E questo non fa che entrare sotto pelle e rimanere dentro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultima routine doveva essere quella di luned\u00ec sera. L&#8217;avevo spostato col trasportino vicino al letto, per permettergli di dormire vicino a me e Stitch, di non sentirsi solo. Ogni tanto, quella notte, allungai la mano per sfiorargli i polpastrelli. Strinse il dito. Ogni volta. La mattina miagol\u00f2 per chiamarmi, aveva bisogno di essere pulito. L&#8217;idea era stata giusta. Marted\u00ec sera avrei dovuto ripeterlo. Non \u00e8 stato possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ora, ora quella vita che si era estesa per avvolgerlo, che per tre mesi si era misurata sulle sue esigenze, ora \u00e8 come una molla che ha superato il punto di flessione: non torna al suo posto in automatico, rimane deformata, nel segno di un qualcosa che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dedicarsi per mesi a curare qualcun altro genera un legame emotivo il cui contraccolpo alla fine di tutto \u00e8 dilaniante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ti alzi, guardi istintivamente dove tenevi il trasportino, ma ora l\u00ec non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla.<br \/>\nGuardi il tavolino e rimane vuoto, odori nell&#8217;aria per sentire se ha bisogno di essere pulito, ma non succeder\u00e0 pi\u00f9.<br \/>\nVai a comprare delle pappe e alcune devi ricordarle di non comprarle pi\u00f9, perch\u00e9 piacevano solo a Zen e Stitch non le vuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando perdiamo qualcosa o qualcuno il dolore \u00e8 enorme, ma la ferita si riapre a ogni gesto istintivo, a ogni sguardo nel punto sbagliato, a ogni strappo da quel dolore di fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ogni mai pi\u00f9 che va a sostituirsi ad un sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non importa che sia la perdita di una persona, di un animale, la fine di un rapporto d&#8217;amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tipo di vuoto che rimane \u00e8 lo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uguale ai segni delle unghie in una cassapanca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uguale a quella zampa che non si stringer\u00e0 pi\u00f9 intorno a un dito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.oldmanaries.it\/index.php\/2016\/03\/10\/336-della-perdita\/12592346_10208666439599265_6997051991882796813_n\/\" rel=\"attachment wp-att-5197\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5197\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12592346_10208666439599265_6997051991882796813_n-1.jpg\" alt=\"12592346_10208666439599265_6997051991882796813_n\" width=\"960\" height=\"960\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.oldmanaries.it\/index.php\/2016\/03\/10\/336-della-perdita\/12592719_10208632123301379_2472503159740376472_n\/\" rel=\"attachment wp-att-5198\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-5198\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12592719_10208632123301379_2472503159740376472_n-1.jpg\" alt=\"12592719_10208632123301379_2472503159740376472_n\" width=\"474\" height=\"474\" \/><\/a> <a href=\"http:\/\/www.oldmanaries.it\/index.php\/2016\/03\/10\/336-della-perdita\/12670274_10208666842409335_2930926115932268740_n\/\" rel=\"attachment wp-att-5199\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-5199\" src=\"https:\/\/www.oldmanaries.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/12670274_10208666842409335_2930926115932268740_n-1.jpg\" alt=\"12670274_10208666842409335_2930926115932268740_n\" width=\"474\" height=\"474\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Faccio una premessa. 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