{"id":1233,"date":"2009-09-06T22:14:00","date_gmt":"2009-09-06T22:14:00","guid":{"rendered":"http:\/\/server:81\/wordpress\/?p=1233"},"modified":"2012-01-19T18:13:22","modified_gmt":"2012-01-19T17:13:22","slug":"racconto-e-trasferta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/oldmanaries.it\/index.php\/2009\/09\/06\/racconto-e-trasferta\/","title":{"rendered":"Racconto: Subway (e trasferta)"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><em>Dato che mi recher\u00f2 in Sicilia per qualche giorno stavo gi\u00e0\u00a0 pensando di pubblicare tutte le recensioni che mancano dalle settimane passate&#8230; il problema \u00e8 che le stavo scrivendo sul Netbook che, ovviamente, ora \u00e8 nel bagaglio e non ho alcuna voglia di toglierlo.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Anticipo pertanto qualcosa che avrei fatto pi\u00f9 avanti: pubblicare il racconto che, dopo tanti sproni, tanta attesa e parecchie indecisioni \u00e8 nato qualche giorno fa.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Di nuovo finiamo, almeno accidentalmente, nel mondo di Sandman e pertanto, di nuovo, spero che chi ama Gaiman e Sandman quanto me sia particolarmente clemente.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Lo lascio qui, trattatemelo bene mentre sono via, ok?<\/em><\/p>\n<p><strong>SUBWAY<\/strong><\/p>\n<p><span>Notte.<br \/>\nO forse solo buio.<br \/>\nQualcosa si muove.<br \/>\nO \u00e8 lui a muoversi?<br \/>\nConfusione.<br \/>\nRumore.<br \/>\nCome di&#8230; un treno? Una metropolitana?<br \/>\nChe ci fa in una metropolitana? Si chiede.<br \/>\nCome ci \u00e8 arrivato?<br \/>\nDove sta andando?<br \/>\nSente freddo, anche se \u00e8 vestito: \u00e8 come se il calore fosse sparito dal mondo per concentrarsi in un punto lontano; non \u00e8 il freddo che sente sempre quando \u00e8 nei soliti vagoni condizionati, \u00e8 qualcosa di diverso, come il mondo intero fosse freddo, come se il calore non esistesse.<br \/>\nSi guarda intorno: il vagone \u00e8 vuoto, almeno cos\u00ec sembra, dato che la luce \u00e8 a malapena sufficiente; si costringe a percorrerlo: la sola idea lo innervosisce e non sa perch\u00e9, ma sente che deve proseguire.<br \/>\nMentre cammina guarda fuori dai finestrini: non riesce a distinguere niente, ma non \u00e8 per il buio, anzi, fuori c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 luce che all&#8217;interno; il problema \u00e8 che proprio non si vede nulla al di fuori: non riesce a trovare un paragone adeguato, un po&#8217; gli sembra di vedere una foto sfocata, un po&#8217; una di quelle riprese artistiche in cui tutto \u00e8 accelerato di decine di volte.<br \/>\nMa quel che gli d\u00e0\u00a0 ancora pi\u00f9 fastidio \u00e8 l&#8217;impressione che, quando non guarda, sia tutto perfettamente a fuoco, come in uno stupido nascondino a cui lui non aveva intenzione di giocare.<br \/>\nCerca di concentrarsi sul vagone in cui si trova, cammina piano, un passo alla volta, come dovesse sondare il terreno, come potesse sprofondare da un momento all&#8217;altro: di nuovo si chiede il perch\u00e9&#8230; \u00e8 in un vagone della metropolitana, un vagone vuoto, il massimo che potrebbe capitargli \u00e8 barcollare in curva.<br \/>\nEppure procede un passo alla volta, sondando il terreno.<br \/>\nArriva alla porta di separazione.<br \/>\nGuarda fuori.<br \/>\nNella penombra gli sembra ci sia qualcuno nell&#8217;altro vagone.<br \/>\nVuole parlarci.<br \/>\nE&#8217; assurdo, lui non ha mai attaccato discorso con nessuno in metropolitana, ma vuole parlarci.<br \/>\nDeve parlarci.<br \/>\nPensa di aspettare che il treno fermi alla prima fermata, poi si rende conto che \u00e8 tanto tempo che viaggia e non si \u00e8 ancora fermato.<br \/>\nDovrebbe preoccuparsi, inquietarsi, viverla come una stranezza, ma ne prende semplicemente atto.<br \/>\nCome fosse un&#8217;informazione su un questionario.<br \/>\nCome stesse mettendo una spunta ad una domanda di poco conto: &#8220;Ha viaggiato recentemente su una metropolitana che non fermava mai? Spunti solo s\u00ec o no&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec.&#8221;<br \/>\nE prosegue.<br \/>\nSulla porta c&#8217;\u00e8 scritto a chiare lettere &#8220;non aprire per la vostra sicurezza&#8221;.<br \/>\nApre.<br \/>\nL&#8217;aria fredda sembra uscire dal vagone, come assorbita dall&#8217;esterno.<br \/>\nEsce sul tramezzo.<br \/>\nQui fa caldo.<br \/>\nTroppo caldo.<br \/>\nSuda.<br \/>\nE non respira.<br \/>\nNon per il caldo, ma perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 aria.<br \/>\nI polmoni ci provano, ma non ottengono nulla.<br \/>\nE fa caldo.<br \/>\nTroppo caldo.<br \/>\nDannatamente caldo.<br \/>\n&#8220;Per la vostra sicurezza&#8221; diceva il cartello, ora capisce cosa intendeva.<br \/>\nSi butta sulla porta dell&#8217;altro vagone&#8230; un cartello dice &#8220;vi avevamo avvertiti&#8221;.<br \/>\nDi nuovo ne prende atto e cerca di trattenere una risposta adeguata con la poca aria che gli rimane in corpo.<br \/>\nPrega chiss\u00e0\u00a0 chi che la porta non sia bloccata.<br \/>\nNon lo \u00e8.<br \/>\nLa apre di scatto, entra buttandosi dentro e se la chiude alle spalle.<br \/>\nDi nuovo freddo.<br \/>\nDi nuovo aria.<br \/>\nDi nuovo respira.<br \/>\nRimane fermo non sa neanche lui quanto cercando di riprendersi.<br \/>\nPoi si volta.<br \/>\nAveva ragione, c&#8217;era qualcuno seduto, lo vede di spalle.<br \/>\nAnzi, li vede, sono in due, seduti accanto quasi senza sfiorarsi, come si conoscessero ma tenessero le distanze&#8230; gli sembra abbiano qualcosa di familiare.<br \/>\nLi supera.<br \/>\nSi gira.<br \/>\nSi gela sul posto: il freddo dell&#8217;ambiente non \u00e8 equiparabile a ci\u00f2 che ora sente scorrergli nelle vene.<br \/>\nConosce bene la prima persona, sono stati insieme per anni fino a qualche mese prima, quando hanno scoperto di essere ormai solo amici.<br \/>\nSi vogliono ancora bene, ne \u00e8 convinto, ma non stanno pi\u00f9 insieme.<br \/>\nMa non \u00e8 lei che lo spaventa.<br \/>\nE&#8217; l&#8217;altra persona a terrorizzarlo.<br \/>\nL&#8217;uomo.<br \/>\nPerch\u00e9 l&#8217;altra persona \u00e8 lui, senza dubbio.<br \/>\nNon pu\u00f2 certo dire che sia come guardarsi ad uno specchio, perch\u00e9 l&#8217;immagine non \u00e8 ribaltata e poi la persona davanti a lui \u00e8 se stesso ma al contempo non lo \u00e8: qualche chilo in pi\u00f9, qualche capello in meno, uno sguardo pi\u00f9 vecchio e pi\u00f9&#8230; rassegnato, s\u00ec, rassegnato \u00e8 la parola giusta.<br \/>\nEd ora che guarda meglio anche lei sembra diversa: una pettinatura mai avuta, uno sguardo stanco, forse triste, qualche ruga in pi\u00f9.<br \/>\nNon bastassero le stranezze si accorge che mentre li sta guardando loro non reagiscono, guardano fuori dal finestrino, come lui non esistesse.<br \/>\nCerca di parlar loro, di toccarli, di comunicare, ma \u00e8 come fossero statue di cera&#8230; e lo sarebbero se non fosse evidente che sono vivi, che respirano: solo non si muovono, non rispondono, non reagiscono.<br \/>\nGuardano fuori e basta.<br \/>\nOrmai \u00e8 convinto di stare impazzendo: sta vedendo un se stesso vagamente diverso ed una ex un po&#8217; invecchiata seduti accanto senza toccarsi che guardano fuori dal finestrino di una metropolitana in penombra che sembra non fermarsi mai&#8230; e la cosa che dovrebbe inquietarlo di pi\u00f9 \u00e8 che tutto gli pare normale, come se ne stesse soltanto prendendo atto, come non ci<br \/>\nfosse nessuna stranezza.<br \/>\nNon \u00e8 follia questa?<br \/>\nNon sto impazzendo? Si chiede.<br \/>\nQuasi distrattamente segue i loro sguardi, convinto di vedere lo stesso panorama sfocato di prima.<br \/>\nOvviamente sbaglia.<br \/>\nQuel che vede sono immagini in sequenza, come film a cui siano stati tolti interi fotogrammi e si muovano pertanto a scatti.<br \/>\nOsserva incuriosito smettendo di chiedersi come sia possibile vedere un film in un finestrino.<br \/>\nAlcune scene gli sono familiari: vede la prima volta che ha incontrato lei, il loro scontro su un marciapiede, i libri di lei che volano via, lui che la aiuta a raccoglierli, un tassista che ne investe uno e riceve gli insulti di lui, gli sguardi che si incrociano, un caff\u00e9, una cena, la camera di lei&#8230;<br \/>\nRicorda tutto, con nostalgia ed un po&#8217; di tristezza, senza chiedersi da dove vengano quelle immagini e continuando a guardare. Le scene proseguono fino ad una scena recente, ancora un po&#8217; dolorosa.<br \/>\nPochi mesi fa.<br \/>\nStanno parlando.<br \/>\nLa loro ultima discussione.<br \/>\nLei scoppia a piangere, ricorda bene il dolore nel vederla cos\u00ec.<br \/>\nLui la abbraccia un&#8217;ultima volta prima di andarsene.<br \/>\nEcco&#8230; sta per uscire ma&#8230; non se ne va?<br \/>\nCom&#8217;\u00e8 possibile? Lui se n&#8217;\u00e8 andato, \u00e8 cos\u00ec che \u00e8 finita, ha pensato sarebbe stato meglio, non voleva rimanere l\u00ec solo perch\u00e9 lei stava piangendo.<br \/>\nCosa succede? Come diamine \u00e8 possibile? Guarda di nuovo i due, che non si sono mossi.<br \/>\nProva a parlare ma \u00e8 inutile, non lo vedono, non lo sentono, lui non esiste per loro.<br \/>\nLe immagini scorrono veloci, quasi da lasciarlo senza fiato, riesce a vedere solo alcuni spezzoni: un matrimonio, una sala parto, momenti felici, lacrime di gioia, lacrime di rabbia, discussioni, litigi e poi silenzi, astio, frustrazione ed ancora silenzi&#8230; non riesce a distinguere i dettagli, anche se vorrebbe, lo &#8220;schermo&#8221; \u00e8 sempre pi\u00f9 veloce, troppo, troppo, troppo, fino a<br \/>\nche deve distogliere lo sguardo.<br \/>\nAlza la testa, sempre pi\u00f9 frastornato.<br \/>\nNon cerca pi\u00f9 di parlare loro, sa che non risponderanno.<br \/>\nIn s\u00e9, quasi inconsciamente, pensa di aver fatto bene ad uscire dalla porta quel giorno.<br \/>\nPoi si volta e vede che anche i posti accanto sono occupati.<br \/>\nStavolta c&#8217;\u00e8 solo una persona.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 solo lui.<br \/>\nDi nuovo lui, stavolta molto pi\u00f9 vecchio: si riconosce a malapena ma sa di essere lui.<br \/>\nUn vestito rotto, uno sguardo velato, la barba lunga e disordinata.<br \/>\nAnche questo doppione guarda fuori e lui non pu\u00f2 fare a meno di seguirne lo sguardo.<br \/>\nDi nuovo immagini, stavolta quasi tutte sconosciute, tranne la prima: qui lui esce da quella stanza.<br \/>\nPoi per\u00f2 sparisce del tutto. Niente contatti. Niente amicizia. Niente.<br \/>\nEd invece di stare coi suoi amici, invece di passare pi\u00f9 tempo con il suo quasi fratello e con la<br \/>\nsua amica pi\u00f9 cara, si butta in mezzo a sconosciuti per dimenticare, per stordirsi.<br \/>\nSi vede uscire con donne diverse, a volte pi\u00f9 a lungo, altre per una notte sola: sembra non trovare mai ci\u00f2 che cerca e continua a cercare, ma invecchia sempre pi\u00f9 e pi\u00f9 invecchia, pi\u00f9 rimane solo; gli amici non lo cercano pi\u00f9, neanche i pi\u00f9 cari, delusi ed amareggiati, amori veri non ce ne sono, rimangono solo i ricordi ed i rimpianti.<br \/>\nDi nuovo le immagini sono pi\u00f9 veloci, di nuovo scorrono tanto da far male, di nuovo alza lo sguardo ed osserva il s\u00e9 anziano con un po&#8217; di tristezza e piet\u00e0\u00a0.<br \/>\nRicorda bene di aver rischiato di comportarsi cos\u00ec poco tempo prima ed ora sente un brivido di paura.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 li hai allontanati, stupido vecchio? Di cosa avevi paura?&#8221;.<br \/>\nMa il vecchio non sente.<br \/>\nE lui volta le spalle.<br \/>\nUn&#8217;altra fila di poltrone, un altro s\u00e9, stavolta con la sua amica pi\u00f9 cara, quella che ha sempre definito &#8220;anima gemella&#8221; nel senso letterale e non romantico del termine.<br \/>\nSono abbracciati stretti, hanno entrambi i capelli un po&#8217; ingrigiti, ma sa che sono loro.<br \/>\nOrmai automaticamente guarda fuori dal finestrino e vede s\u00e9 stesso uscire da quella famosa stanza, ma stavolta non allontana i suoi amici, non allontana la sua amica; eccoli in giro a far compere insieme, come hanno sempre fatto: sono sorridenti, allegri, uniti&#8230; forse pi\u00f9 del solito, non sa perch\u00e9 ma ha quest&#8217;impressione.<br \/>\nPoi ad un certo punto, mentre lei si sta provando una maglia, si gira e lo guarda.<br \/>\nSi guardano da vicino, come hanno fatto tante volte, ma questa volta non distolgono lo sguardo nonostante il battito cresca: ovviamente lui non pu\u00f2 sentirlo dall&#8217;esterno, ma lo percepisce e sa bene quante volte l&#8217;ha sentito.<br \/>\nDi solito a questo punto sorridono e si allontanano.<br \/>\nStavolta no.<br \/>\nStavolta si avvicinano, lentamente, timidi ed un po&#8217; spaventati.<br \/>\nSi baciano.<br \/>\nE le immagini scorrono via, come se da l\u00ec esplodesse tutto, vede singoli scorci di vita: loro sempre insieme, ridono, piangono, fanno l&#8217;amore, litigano e si riappacificano.<br \/>\nNon vede abiti, non vede anelli, non vede neanche sale parto, ma quando distacca lo sguardo dal finestrino li osserva un&#8217;ultima volta.<br \/>\nNon ci sono ancora anelli alle loro dita, ma quegli sguardi sereni gli fanno invidiare il suo alter ego.<br \/>\nFarfuglia un qualcosa sull&#8217;amicizia, ma non si sente neanche lui, sta ancora invidiando quegli sguardi mentre si volta.<br \/>\nE di nuovo scorge nuove file di sedili e cammina in mezzo a loro: quasi sempre c&#8217;\u00e8 lui, a volte con la sua migliore amica, a volte da solo, a volte con una delle sue ex.<br \/>\n<\/span><span>Altre volte c&#8217;\u00e8 la sua amica, una sua ex o una donna sconosciuta che piangono, ma lui non c&#8217;\u00e8.<br \/>\nIn quei casi non ha il coraggio di guardare fuori da quel finestrino.<br \/>\nIntuisce ci\u00f2 che potrebbe vedere e ne ha paura.<br \/>\nVede file piene di bambini ed altre deserte si vede da solo ed amareggiato o vede persone sconosciute al posto suo.<br \/>\nInizia a non farcela pi\u00f9: \u00e8 troppo da assimilare, troppe emozioni, troppi scorci, troppe vite.<br \/>\nSi ritrova a correre senza neanche accorgersene, non riesce pi\u00f9 a sopportare tutti quei visi noti e sconosciuti, quelle immagini familiari ed estranee, vuole solo uscire da questo interminabile vagone: passa accanto a sedili totalmente vuoti che lo spaventano anche pi\u00f9 di quelli in cui qualcuno piange, sfiora i suoi genitori seduti vicino a due ragazzi che gli somigliano ma non sono lui.<br \/>\nCorre, continua a correre, non si guarda pi\u00f9 intorno, vuole solo uscire da quel vagone, vuole solo andarsene.<br \/>\nEd urla.<br \/>\nE colpisce la porta all&#8217;altra estremit\u00e0\u00a0 del vagone.<br \/>\nLa apre, sperando di uscire da tutto.<br \/>\nDi nuovo il caldo.<br \/>\nDi nuovo manca l&#8217;aria.<br \/>\n&#8220;Non un altro vagone, per favore, non ce la farei a sopportarlo&#8221;<br \/>\nEd urla, senza aria, urla.<br \/>\nApre la porta ed entra ancora urlando.<\/span><\/p>\n<p>Silenzio.<\/p>\n<p>Anzi, non proprio, in sottofondo sente una musica: sembra un brano classico, ma non l&#8217;ha mai sentito.<br \/>\nSi accorge di non aver freddo n\u00e9 caldo.<br \/>\nSi alza piano, ancora scosso.<br \/>\nSi guarda intorno col timore di essere ancora in un vagone e di vedere altri doppioni, ma con sollievo scopre di essere altrove. Non si chiede come ci \u00e8 arrivato, ha smesso di farsi queste domande da quando si \u00e8 trovato in quella metropolitana.<br \/>\nOra \u00e8 l\u00ec e basta.<br \/>\nIn un salone molto ampio, quasi non vede il soffitto n\u00e9 le pareti agli estremi.<br \/>\nCammina con circospezione, poi vede in lontananza una figura alta e magra.<br \/>\nGli si avvicina.<br \/>\nHa la pelle bianchissima e i capelli neri, indossa una giacca nera pi\u00f9 simile ad un mantello che ad un impermeabile.<br \/>\nNonostante le luci, la sua ombra \u00e8 flebile e sembra pi\u00f9 un pro-forma che un&#8217;ombra vera.<br \/>\nSi volta a guardarlo: anche i suoi occhi sono neri. Totalmente neri.<br \/>\n&#8220;C-Chi sei? Dove sono?&#8221;<br \/>\n&#8220;Sei a casa mia, nel mio regno.&#8221;<br \/>\n&#8220;Mi hai portato tu qui?&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec, di solito non esaudisco questo tipo di richieste, ma ogni tanto faccio un&#8217;eccezione&#8221;<br \/>\n&#8220;Richiesta?&#8221;<br \/>\n&#8220;Sei stato tu a chiedere di uscire da l\u00ec, non ricordi? E dato che ti ho sentito io stesso urlare e che qui tutto mi appartiene ho deciso di accontentarti per questa volta&#8221;<br \/>\n&#8220;Mi stai dicendo che quella assurda metropolitana \u00e8 opera tua?&#8221;<br \/>\n&#8220;No&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma se hai detto che questo \u00e8 il tuo regno&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Questo \u00e8 il mio regno, \u00e8 vero, ma nel mio regno io lascio che siano altri a costruire. Io veglio, organizzo, a volte distruggo, qualche volta creo, ma sono altri a costruire pi\u00f9 frequentemente nel regno del sogno&#8221;<br \/>\n&#8220;Sogno? Era solo un sogno? Almeno non sono pazzo, per\u00f2&#8230; o almeno credo&#8230; Tutto questo spavento solo un sogno? Quelle immagini non erano reali?&#8221;<br \/>\n&#8220;Non lo erano ancora. Forse non lo saranno mai. Forse s\u00ec. Tu hai creato quelle immagini, tu sai cosa significano. Speranze, timori, fantasie, ricordi. Sono tutti in te e tu li hai portati qui.&#8221;<br \/>\n&#8220;Allora perch\u00e9 ne ho avuto paura?&#8221;<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 hai visto te stesso, hai visto le tue paure divenire realt\u00e0\u00a0.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma non solo paure, una delle cose che ho visto mi ha fatto invidia&#8221;<br \/>\n&#8220;Era una speranza. Magari inconscia, ma tanto viva da venir fuori qui dentro.&#8221;<br \/>\n&#8220;Una speranza&#8230; solo una speranza&#8230; niente scorci di futuro, eh?&#8221;<br \/>\n&#8220;Nel mio regno si materializzano paure e speranze, \u00e8 mio fratello che guarda in ci\u00f2 che sar\u00e0\u00a0&#8230; ma non sarebbe la prima volta che quel che si crea qui compare anche nel libro di mio fratello, sta solo a te scegliere la strada.&#8221;<br \/>\n&#8220;Tuo fratello?&#8221;<br \/>\n&#8220;Destino&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma come faccio? Dimmelo tu! Come?&#8221;<br \/>\n&#8220;Ti ho gi\u00e0\u00a0 risposto, non posso dirti niente di pi\u00f9: tua \u00e8 la creazione di tutto questo, tue le risposte, tue le scelte. Ripensa a ci\u00f2 che hai visto e scegli&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Niente ma, ora ho altri impegni pi\u00f9 urgenti a cui badare, mi devi lasciare&#8221;<br \/>\n&#8220;Dimmi solo se ti rivedr\u00f2 ancora&#8221;<br \/>\n&#8220;Probabilmente no, ma io ti rivedr\u00f2 certamente. Addio&#8221;<\/p>\n<p>Apre gli occhi con una strana sensazione.<br \/>\nGuarda la sveglia: sono le 10 di sabato, ha dormito dieci ore, era parecchio che non gli capitava.<br \/>\nE&#8217; sicuro di aver sognato, non ricorda che cosa, ma non \u00e8 stato certo un sogno tranquillo a giudicare da come sono attorcigliate le lenzuola.<br \/>\nSi alza, si fa una doccia, poi quasi senza pensarci prende il telefono e compone un numero familiare.<br \/>\n&#8220;Ciao, sono io. S\u00ec, mi sono appena svegliato. Tardi? Ma sono solo le 10, non iniziare a rompere, eh? Senti, piuttosto, mi chiedevo&#8230; ti va di andare a far compere oggi? Ahhhh, ecco, non dubitavo, so che sei sempre pronta. Ci vediamo alle 2 allora? Ok, passo a prenderti io&#8230; No, non andiamo in metr\u00f2. Non lo so, ma oggi la metropolitana proprio non mi va.&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span>\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dato che mi recher\u00f2 in Sicilia per qualche giorno stavo gi\u00e0\u00a0 pensando di pubblicare tutte le recensioni che mancano dalle settimane passate&#8230; il problema \u00e8 che le stavo scrivendo sul&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_s2mail":"yes","ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-1233","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti"],"aioseo_notices":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p8QUWp-jT","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":1032,"url":"https:\/\/oldmanaries.it\/index.php\/2008\/12\/11\/di-sogni-distruzione-deliri-e-cambiamenti\/","url_meta":{"origin":1233,"position":0},"title":"Di sogni, distruzione, deliri e cambiamenti","author":"Aries","date":"11 Dicembre 2008","format":false,"excerpt":"Seduto in una sedia dura e scomoda, all'una di notte, in una stanza d'ospedale, nel tentativo di star sveglio il pi\u00f9 possibile e di cercare di evitare che lui si tolga l'ossigeno per la ventesima volta da quando sono qui. 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